Crollo nel cantiere a Firenze, tra le vittime operai residenti nel Bresciano: “Una tragedia, tanti aspetti da chiarire”

Ibrhaima Niane, il segretario generale della Fillea Cgil di Brescia parla della situazione dei lavoratori morti: dalle aziende in cui erano assunti alla tipologia di contratto che avevano

Palazzolo sull’Oglio (Brescia), 18 febbraio 2024  – “Rispetto a quello che è successo si può aggiungere poco. Le vittime, di cui una al momento non è ancora stata trovata, sono residenti o facenti capo al Bresciano e specie a Palazzolo sull’Oglio. Non abbiamo la certezza delle aziende che li hanno fatti lavorare, sto aspettando la bozza del loro contratto per stabilirlo con l’esattezza. Si fanno diversi nomi, tra cui quelli di due aziende dell’ovest bresciano, di cui qualcuno indossava la divisa, ma che forse era relativa a una vecchia assunzione. Di certo a uno di loro mancava il permesso di soggiorno”. La dichiarazione arriva da Ibrhaima Niane, il segretario generale della Fillea Cgil di Brescia, di Cazzago San Martino, dopo il crollo del cantiere nel supermercato Esselunga a Firenze

Il cantiere Esselunga di via Mariti dopo il crollo
Il cantiere Esselunga di via Mariti dopo il crollo

“Riuscire a capire dove lavoravano è estremamente difficile – spiega Niane - poiché le aziende assumono anche per brevi periodi e l’iscrizione alla cassa edile deve pervenire entro il 15 del mese successivo all’assunzione. Se si è assunti a febbraio essa dovrà dunque pervenire entro il 15 marzo. Secondo quanto abbiamo capito questi ragazzi avevano cambiato azienda e cantiere un mese fa. Risposte più sicure dovrebbero arrivare dal libro di cantiere, che si compila settimanalmente. Sempre che il lavoratore non sia il nero. In quel caso esso sicuramente non appare”.  

La Magistratura fiorentina, che dovrebbe avere acquisito o acquisirà la documentazione dovrebbe avere informazioni più sicure. Quello che si sa, a Palazzolo, è che quattro lavoratori di origini nordafricane sono morti a causa del lavoro. “Si tratta di una tragedia immane – sottolinea Niane – tanti aspetti sono da chiarire in una zona dove si è sempre registrato il cosiddetto caporalato, ovvero la formazione di squadre per lavori temporanei nei cantieri. Un tempo si vedevano gli uomini in attesa agli angoli delle strade la mattina presto. Oggi le squadre si costruiscono tramite appelli su WhatsApp o telegram. E non sempre i lavoratori sono in regola”.

Resta da stabilire anche la tipologia di contratto dei deceduti.  “Anche in questo caso non sappiamo ancora con quale qualifica fossero assunti, quelli che erano assunti: se come edili, metalmeccanici o altro – rimarca Niane – c’è però una spiegazione per il fatto che sono tutti nordafricani. I lavori sono distinti per provenienza. Ad esempio marocchini sono specializzati nelle pavimentazioni, mentre i tunisini sono ottimi ferraioli. I kosovari invece sono specializzati nei ponteggi. Le aziende, inoltre sono difficilissime da capire, poiché con la questione dei subappalti ne sono nate molte con bassi capitali sociali, che annaspano, intestate a italiani e stranieri”.

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Intanto Palazzolo sull’Oglio anche questa mattina e nel pomeriggio sta piangendo. La comunità islamica non è rimasta con le braccia conserte ma si è immediatamente da fare per le famiglie dei morti. Sono state aperte due sottoscrizioni: una da parte del titolare della Macelleria Assalam di via Sarioletto, particolarmente frequentata dai mussulmani residenti in paese e l’altra dall’associazione Al Ikram: il principale sodalizio marocchino dell’ovest bresciano e della Franciacorta.

“Non si può morire di lavoro – sottolinea lo zio di una delle vittime – noi siamo abituati a lavorare guardando in basso, occupandoci di pavimentazioni. Nessuno si sarebbe mai aspettato che la morte arrivasse dall’alto. Mio nipote aveva la vita davanti. Non ho potuto nemmeno vedere il suo corpo anche se sono andato a Firenze”. Lo strazio oggi era palpabile, anche perché la macelleria di via Saletto: un negozio accogliente, il sabato e la domenica è un punto di ritrovo. Molti sono coloro che dopo aver fatto la spesa hanno lasciato un obolo per le famiglie dei morti e poi si sono fermati a ricordarli.

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Il più conosciuto era Taoufiq Haidar, in Italia da 15 anni, per sette a Palazzolo. L’uomo, che ha nazionalità italiana, aveva 43 anni e aveva appena comprato casa a Chiuduno in bergamasca, in attesa di congiungersi con la moglie e i figli. A Palazzolo era conosciuto ed è stato descritto come persona di “Grande cuore”. Mohamed El Ferhane abitava nella capitale dell’Ovest Bresciano da due anni pur se non aveva la residenza. Viveva con amici ed aveva la ragazza a Treviglio, in provincia di Bergamo. Mohamed Toukabri, 54enne, tunisino era arrivato da poco e non era molto conosciuto, così come Rahimi Bouzekri, anche lui giunto da poco a Palazzolo, dove si appoggiava a conoscenti. Prima aveva vissuto dal fratello a Rovato. Ha espresso il cordoglio della comunità Palazzolese il sindaco Gianmarco Cossandi che ha sottolineato come la Comunità palazzolese tutta non lascerà sole le famiglie.