Omicidio Laura Ziliani, gli avvocati del ‘trio criminale’: "Imputati fragili e problematici. Non c’era premeditazione"

Al processo per il delitto di Temù la parola alle difese. La sentenza è attesa per il 7 dicembre

Laura Ziliani

Laura Ziliani

Da una parte ci sono le parti civili, secondo cui le sorelle Silvia e Paola Zani e il fidanzato della prima (legato pure alla seconda) Mirto Milani non meritano attenuanti. Dall’altra le difese dell’ex trio criminale – ormai sfaldato – i cui protagonisti sono "fragili", meritevoli di attenuanti in virtù della giovane età e dei vissuti "problematici". E che si rimpallano la colpa: "Senza le ragazze Mirto non avrebbe commesso alcun delitto" decreta l’avvocato Simona Prestipino, che assiste il 29enne. "Mirto ha il comportamento del coniglio che il lavoro sporco lo fa fare agli altri", attacca il collega Michele Cesari, che difende Paola. "Mirto ha operato perché ci fosse un nemico esterno al trio, così che ci credessero anche le ragazze" rincara la dose Maria Pia Longaretti, per Silvia. Dopo la richiesta della condanna all’ergastolo della Procura, ieri in Assise al processo per l’omicidio di Laura Ziliani la parola è passata agli altri.

«Questi signori hanno condiviso l’intero programma, la premeditazione è lampante – ha arringato l’avvocato di parte civile Piergiorgio Vittorini, che per Lucia (la seconda figlia della vittima, con gravi problemi di salute) ha chiesto quasi un milione e un appartamento – Ritenevano di farla franca, si credevano più furbi degli altri, hanno pensato ai depistaggi. Laura Ziliani è morta soffocata in 4-6 minuti, non hanno mai desistito. Alla fine, convinti di aver fatto un buon lavoro, sono andati a dormire. Hanno dato conto di una lucidità assoluta. E il movente? Per noi banalmente economico". Per l’avvocato Monica Baresi, che assiste la madre e i fratelli della vittima, "non hanno mai nemmeno chiesto scusa".

In aula le ragazze avevano adombrato l’idea che Mirto, subdolo manipolatore, le avesse indotte a credere che la madre intendeva avvelenarle per convincerle a ucciderla. "Ma Mirto era il meno convinto dei tre – ribatte Prestipino – Lui cerca di dissuaderle il 7 maggio come già il 16 aprile, ma non ci riesce". L’avvocato Cesari sottolinea che l’idea dell’omicidio "di certo non è partita da Paola", 19 anni vissuti in sofferenza, emarginata dal mondo, simbioticamente legata alla sorella e al fidanzato: "Non ha avuto la forza di sottrarsi in un momento in cui era scollata dal reale". E Silvia? "Una ragazza sola, con grandi carenze affettive, che aveva creato con lui e Paola una famiglia sostitutiva – spiega Longaretti – È attendibile quando dice che l’idea è stata di Mirto". La sentenza è attesa per il 7 dicembre.