
Ieri è stato effettuato un sopralluogo nell’ex cava di argilla a Capriano del Colle L’area custodisce 82mila tonnellate di scorie contaminate da Cesio 137 derivati dalla fusione di una partita di rottami di alluminio arrivati dall’Est
Lavori nel vivo per mettere in sicurezza la più grande discarica con rifiuti radioattivi d’Italia. Dovrebbero concludersi entro il 2026 nella discarica Metalli Capra, ex cava di argilla a Capriano del Colle, nel Bresciano, che custodisce 82mila tonnellate di scorie contaminate da Cesio 137, derivanti dalla fusione (era il 1989) di una partita di rottami di alluminio proveniente dall’Est Europa contaminata dal Cesio 137. I residui furono stoccati nell’ex cava, usata dall’azienda come discarica di rifiuti industriali (circa 740mila metri cubi quelli abbancati); vennero realizzati anche due silos, per raccogliere il percolato, il liquido prodotto dagli scarti. Nel 2019, sotto la guida della Prefettura di Brescia, è partito l’iter per la messa in sicurezza del sito, che inizia ora a prendere forma, come accertato nel sopralluogo realizzato ieri da tutte le istituzioni coinvolte: Prefettura, Arpa, Ats, Regione, Isin, Comune, Provincia, curatela (la Metalli Capra è fallita nel 2019 e dalla vendita dei capannoni si è potuto coprire buona parte dei 9 milioni di messa in sicurezza).
"Era una spada di Damocle che pendeva sul territorio – ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente, Giorgio Maione – i lavori sono puntuali, per il momento non ci sono intoppi". In corso la realizzazione del confinamento delle aree di discarica attraverso un diaframma plastico posato sulle argille basali, per oltre un chilometro. "Questo consentirà di proteggere le acque sotterranee – spiega l’ingegner Carlo Gorio, Ingambiente srl –. Deviando il flusso, si impedisce il contatto continuo tra la falda e la contaminazione imputabile ai rifiuti e all’eventuale diffusione verso la valle idrogeologica".
I controlli di Arpa non hanno rilevato dati allarmanti. "Facciamo verifiche costanti – ha spiegato il direttore generale di Arpa Lombardia, Fabio Cambielli – con un cronoprogramma da qui ai prossimi 10 anni. Gli ultimi rilievi di dicembre sulle acque sotterranee hanno evidenziato la presenza di tracce di Cesio 137, ma in quantità inferiori al limite della potabilità". Anche dai terreni sono emerse tracce di Cesio 137 analoghe a quelle rilevate nei terreni lombardi, eredità di Chernobyl. In parallelo al diaframma, si procederà poi con il capping per gli 8 ettari discarica: questo intervento permetterà di ridurre il percolato.