B.RAS.
Cronaca

"Farai la fine di Sana Cheema", 25enne denuncia genitori e fratello: condannati a 5 anni

Brescia, accusati di maltrattamenti dalla figlia maggiore che si è ribellata al ritorno in Pakistan

Una manifestazione della comunità di immigrati dal Pakistan dopo il delitto di Sana Cheema

Una manifestazione della comunità di immigrati dal Pakistan dopo il delitto di Sana Cheema

Brescia - Erano a processo con l’accusa di avere maltrattato, picchiato e indotto la figlia maggiore ad accettare nozze combinate. Il Tribunale li ha condannati a 5 anni, anche se assolti dalla tentata induzione al matrimonio, reato per la prima volta affrontato a Brescia. Stangata giudiziaria per i genitori e il fratello di Amira - nome di fantasia - studentessa 25enne pakistana che 3 anni fa fuggì da casa per liberarsi da soprusi e vessazioni, questa l’accusa, di una famiglia integralista. Oggi laureata in Cattolica - studi da assistente sociale - Amira il 25 agosto 2019 con le sorelle, di 19, 13 e 12 anni lasciò per sempre l’abitazione di Concesio dove era cresciuta a suo dire in un clima retrogrado e intimidatorio, all’insegna di botte e divieti. Con il supporto della Rete antiviolenza le ragazze - risarcite con 20mila euro - denunciarono madre, padre e fratello di 26 anni.

"Farai la fine di Sana Cheema (la bresciana uccisa in Pakistan dai familiari, ndr)" si sarebbe sentita minacciare Amira dal fratello, che per piegarne l’indole da “cattiva musulmana” le avrebbe fatto un occhio nero e colpita con mattarelli e manici di scopa. «Mamma e papà ci dissero che gli studi ci avevano messo sulla cattiva strada. Per raddrizzarci ci avrebbero riportato in Pakistan. Noi grandi ci saremmo sposate, le piccole in convento", era stata la toccante testimonianza della ragazza. Gli imputati, che avevano ammesso di essere ligi al Corano, avevano però negato le accuse. La pm Erica Battaglia aveva chiesto fossero condannati a 5 anni (un mese di più per il primogenito). I giudici - presidente Roberto Spanò - hanno accolto le richieste di pena stralciando però l’induzione alle nozze.