
Veronica Rizzoli con la sua Nala
Bergamo – Veronica Rizzoli ha voluto la bicicletta e ora pedala senza sosta dal 2007. La ciclista bergamasca, però, non viaggia da sola: da tempo ha scelto di condividere le sue esperienze in giro per il mondo con Nala, la sua amica a quattro zampe. “Credo che il gene della ‘vagabonda’ faccia parte di me - racconta divertita Rizzoli - Ho sempre sentito l’impulso di partire, di scoprire tutto ciò che di bello la Terra ha da offrire. Ed è proprio con questo spirito che, una volta terminato il liceo, ho provato a raggiungere la Russia a bordo di una due cavalli”.

Sono trascorsi parecchi anni, è cambiato il mezzo di trasporto, ma la voglia di conoscere culture e realtà differenti da quella europea non l’ha mai abbandonata. Il suo primo viaggio in bicicletta, però, non è stata un’esperienza estrema, anzi ha abbracciato il mondo del ciclismo in maniera graduale: “Sono partita col mio fidanzato dell’epoca per la Sicilia. E mentre pedalavo verso Sud ho avuto un’epifania: viaggiare, per me, non poteva essere una parentesi nella mia quotidianità, ma doveva diventare parte integrante della mia stessa esistenza”, racconta Rizzoli.
E così, con impegno, costanza e tanta dedizione, la sportiva ha macinato sempre più chilometri, allontanandosi dalla sua Bergamo: dalla Georgia alla Cina, fino alla Bolivia, il mondo è diventato la sua casa. E da circa 8 anni Rizzoli ha aggiunto una piccola passeggera a bordo: Nala, la sua cagnolina recuperata da un canile in Lombardia. “Lei è parte della mia famiglia: abbiamo iniziato a viaggiare insieme quando aveva 4 mesi e non ci siamo più fermate - ricorda la biker bergamasca -. Corre per circa 20 chilometri al giorno e quando si stanca prosegue il percorso a bordo di un carrellino legato alla mia bici”.
E mentre pedala sono tante le persone lungo la strada che le rivolgono sempre la stessa domanda provocatoria: “Ma chi te lo fa fare?”. Rizzoli conosce questo ritornello a memoria e ha già la risposta pronta: per lei viaggiare è uno stile di vita, anzi è parte della sua stessa identità e la bicicletta, ormai, è diventata un prolungamento del suo corpo. Pedalare in solitaria, per una donna, è ancora un tabù: per molti la sua è una scelta coraggiosa, mentre per altri una decisione etichettata come imprudente.

Scrollando i social è facile trovare tanti uomini che, in sella alle loro biciclette, raggiungono le mete più impensabili, mentre le viaggiatrici appartengono ancora a una minoranza. La ciclista ammette di essersi imbattuta in situazioni spiacevoli durante i suoi itinerari: “Mi è capitato di trovarmi a disagio in Grecia, una tappa che pensavo di poter percorrere a cuor leggero - racconta la sportiva - Il problema è che certi uomini, vedendoci da sole, si sentono legittimati a essere molesti. Io, però, non mi lascio abbattere da questi episodi: non voglio ridimensionare i miei obiettivi per la scarsa educazione e rispetto degli altri”.
Per Rizzoli viaggiare è un’occasione per mettersi in discussione e per conoscere culture e popoli che mai avrebbe pensato di incontrare lungo il suo cammino: “Passando per la Turchia ho ricevuto un grande supporto dai curdi, per me conversare con loro e sentire le loro testimonianze è stata un’esperienza indimenticabile - racconta la biker -. Ho attraversato luoghi in cui la Storia ha lasciato una traccia indelebile, come la Cecenia e il Marocco e lì, nonostante le loro difficoltà, ho percepito il calore della loro ospitalità, mi hanno fatto sentire a casa, al sicuro”.
Ed ecco che il viaggio, per Rizzoli, diventa un luogo di scambio e d’incontro, ma anche un modo per mettersi alla prova scegliendo di intraprendere percorsi tortuosi in cui, spesso, è la fatica la sua più grande avversaria: “Circa dieci anni fa ho attraversato le Ande boliviane a bordo di una mountain bike - racconta la ciclista -. Mi trovavo a circa 5mila metri di altitudine e lì il terreno è sabbioso: è stato il viaggio più difficile che io abbia mai fatto”. Ogni esperienza, ogni meta, è un tassello da aggiungere al grande mosaico che rappresenta la sua vita. In sella alla sua bicicletta, la sportiva è cresciuta, è cambiata e ha intrapreso un viaggio dentro di sé: “Percorrendo tanti chilometri ho appreso l’arte di rallentare. Siamo schiavi della velocità e dell’individualismo, vogliamo tutto e lo vogliamo subito, alle nostre condizioni: pedalando ho imparato a prendermi del tempo per me stessa e ho riscoperto la bellezza delle connessioni umane”.