Università, a Bergamo vietate le feste di laurea. Il rettore Cavalieri: “Decisione difficile, le vittime sono proprio gli studenti”

Fumogeni, cori da stadio e insulti: stop a cerimonie con il pubblico per le triennali. “Troppi incivili e nessun rispetto del luogo. Le forze dell’ordine hanno altro da fare: studieremo un’alternativa"

Il rettore dell’Università di Bergamo Sergio Cavalieri e il Graduation Day per le lauree magistrali che continuerà a esserci

Il rettore dell’Università di Bergamo Sergio Cavalieri e il Graduation Day per le lauree magistrali che continuerà a esserci

Bergamo – La decisione che ha preso non gli piace. Ma, dice, è stato costretto da una situazione ormai diventata insostenibile e difficile da gestire. Il rettore dell’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri, il giorno dopo la notizia della sospensione di tutte le attività inerenti le cerimonie di proclamazione delle lauree triennali, provocata da numerosi episodi di eccessi durante i festeggiamenti (spari di coriandoli di plastica, trombe e cori da stadio, fino agli insulti rivolti al personale amministrativo, agli uscieri e ai docenti), accetta di parlare della decisione presa dal Senato Accademico dell’ateneo orobico.

Rettore, cosa è successo?

"Prima, mi lasci precisare una cosa alla quale tengo moltissimo".

Prego.

"Gli studenti in questa storia sono la parte lesa, non sono loro i responsabili".

Di chi è la colpa, allora?

"Dei loro parenti e amici, che durante i festeggiamenti sempre più spesso si lasciano andare a comportamenti che non sono consoni al momento e al luogo in cui si trovano, cioè all’interno degli spazi universitari, e che sono privi di senso civico".

Studenti incolpevoli, dunque?

"Assolutamente. In queste occasioni sono i festeggiati, per loro dovrebbe essere una giornata di gioia e soddisfazione. Non possono trascorrerla a vigilare sul comportamento altrui".

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, durante l’ultima sessione di laurea, è stata l’accensione di un fumogeno all’interno di un edificio del campus di via dei Caniana, a Bergamo, con le stanze invase da un acre odore di fumo diffuso dall’impianto di aerazione...

"Purtroppo è così. Ma nessuna sede dell’Università di Bergamo è stata esente da questi episodi, da Sant’Agostino, in città, a Dalmine passando per la sede di via dei Caniana. La nostra è stata una decisione difficile e dolorosa, ma inevitabile".

Eppure in più occasioni avete sensibilizzato la comunità studentesca, lasciando passare diverse sessioni affinché si potessero fare proprie le disposizioni e applicarle. Non è stato sufficiente?

"Purtroppo no. Nonostante i laureandi fossero tenuti a firmare sotto la propria responsabilità un documento in cui si impegnavano a informare parenti e amici di non usare coriandoli di plastica, fumogeni o trombe da stadio, o fare schiamazzi, nel corso delle varie proclamazioni abbiamo dovuto assistere amaramente a situazioni al limite della sicurezza dell’ordine pubblico".

Condizioni non accettabili?

"Sì, condite in alcuni casi da insulti agli uscieri o ai docenti nel momento in cui si chiedeva a questi soggetti di avere maggiore contegno e rispetto verso le persone e gli ambienti universitari".

È vero che avete anche ricevuto diverse lamentele da parte dei cittadini, esasperati per la sporcizia disseminata per le vie circostanti le sedi universitarie?

"È accaduto, sì. E comprendo benissimo che non è un bello spettacolo vedere strade imbrattate da sporcizia di ogni genere".

State lavorando per trovare delle alternative?

"Certamente. È nostro desiderio trovare una soluzione che permetta a ciascun laureando di essere celebrato adeguatamente".

Come?

"Abbiamo già creato un gruppo di lavoro di cui fanno parte i prorettori e i rappresentanti degli studenti per trovare una soluzione, che potrebbe essere un momento di festa comune per i neolaureati e le loro famiglie, come già accade per le lauree magistrali con il Graduation Day. Magari in luoghi e spazi maggiormente gestibili".

Qualcuno ha avanzato la proposta di far sorvegliare le cerimonie dalle forze dell’ordine.

"Polizia e carabinieri hanno cose più importanti da fare".