No alla caserma: profughi nell'hinterland di Brescia. La Prefettura valuta Flero

Scartato l'ipotesi di un hotspot alla caserma Randaccio per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Il Comune sta valutando un'alternativ, ma il tempo stringe: oggi arriveranno 180 nuovi richiedenti

No alla caserma, profughi nell'hinterland di Brescia: Prefettura valuta Flero

No alla caserma, profughi nell'hinterland di Brescia: Prefettura valuta Flero

Sembra sia già tramontata l’ipotesi di un hotspot alla caserma Randaccio per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale in transito. Nei giorni scorsi, la Prefettura di Brescia aveva indicato la struttura di via Lupi di Toscana come luogo per accogliere temporanea una ventina di richiedenti asilo in attesa di essere spostati in altri Cas, Centri di accoglienza straordinaria, per far fronte all’importante numero di arrivi, che si fatica ad assorbire con i posti attualmente disponibili. Lunedì, però, appresa la notizia, il Comune di Brescia ha chiesto un incontro con la Prefettura, esprimendo forte contrarietà alla realizzazione di uno spazio di transizione all’interno della città (che già ospita 220 minori stranieri non accompagnati oltre a 92 posti Sai e da accoglienza ai cosiddetti “dublinanti“). A pesare negativamente sulla scelta della struttura anche la localizzazione a ridosso del quartiere del Carmine, già molto complesso, e della sede del Progetto Strada, destinato alla tossicodipendenza. Inoltre, pur essendo agibile, ci sarebbero problemi di vivibilità, visto che, ad esempio, ci sarebbe un solo bagno disponibile. Di fatto, l’attenzione, come richiesto dalla sindaca Laura Castelletti e dall’assessore ai Servizi sociali Marco Fenaroli, si sta spostando sull’hinterland. Tra le opzioni che si stanno valutando, ci sarebbe un capannone a Flero, come alternativa alla Randaccio. Certo è che il tempo stringe: oggi al centro di Bresso sono attesi 180 nuovi arrivi, che dovranno essere poi smistati nelle diverse province, ma, di fatto, di posti ce ne sono ben pochi. Le quote sono stabilite dal Ministero in modo obbligatorio tra le Regione e le Province, ma poi, quando si scende a livello di Comuni, l’accoglienza diventa volontaria.F.P.