Elena Casetto morta nel rogo in ospedale, addetti all’antincendio assolti: "Vanno fatte altre valutazioni"

Bergamo, la diciannovenne morì nell’incendio da lei stessa appiccato nella stanza in Psichiatria. Il giudice Laura Garufi ha rimesso gli atti al pm Letizia Ruggeri per altri approfondimenti

Elena insieme alla madre

Elena insieme alla madre

Bergamo – Assolti perché il fatto non sussiste: è la sentenza pronunciata ieri dal giudice Laura Garufi, che ha rimesso gli atti al pm Letizia Ruggeri perché si valuti eventuali responsabilità nella sottovalutazione dei rischi da parte del datore di lavoro, l’ospedale, e del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’ospedale. Insomma la vicenda, per cui perse la vita la 19enne Elena Casetto, non è chiusa.

Elena morì nel rogo che lei stessa appiccò con un accendino nella stanza 17 del reparto di Psichiatria del Papa Giovanni XXIII dove era stata ricoverata: era la mattina del 13 agosto 2019. La 19enne era contenuta a letto dopo un tentativo di suicidio. Nel reparto di Psichiatria gli splinker antincendio erano tappati per motivi di sicurezza, per evitare che i pazienti potessero usarli per farsi del male, per lo stesso motivo di sicurezza mancavano gli impianti per l’estrazione dei fumi. Dopo l’incidente gli splinker sono stati messi.

Due gli imputati finiti a processo, Alessandro Boccamino e Eugenio Gallifuoco (assistiti dagli avvocati Francesca Privitera e Stefano Buonocore), all’epoca dei fatti addetti alla squadra antincendio e dipendenti della società che gestiva il servizio all’ospedale cittadino. Dovevano rispondere di omicidio colposo e incendio colposo. L’accusa ha chiesto la condanna a un anno, i difensori l’assoluzione. La parte civile, avvocato Giuseppe Capeto, per il fratello della vittima, associandosi alle richieste del pm, ha chiesto un risarcimento pari a 500mila euro e una provvisionale immediata di 250mila. "Elena voleva vivere, aveva progetti".

In questo processo deve aver pesato anche la perizia che il giudice ha affidato al medico legale Francesco De Ferrari: il consulente super partes aveva ipotizzato che il decesso fosse sopraggiunto in pochi secondi e non alcuni minuti. Ai due imputati il pm ha contestato una serie di lacune e ritardi (in un tempo di sei minuti) nell’intervento da quando hanno ricevuto il segnale d’allarme a quando sono stati allertati i vigili del fuoco. Per i difensori, i due imputati avevano a disposizione solo un minuto e 26 secondi per intervenire, tenuto conto dei tempi in cui scattò l’allarme antincendio e di quando i due addetti vennero avvisati.