GABRIELE MORONI
Cronaca

Giovanni XXIII a 60 anni dalla morte. Il nipote Beltramino ricorda il suo Papa buono

“Non basta essere suoi parenti, bisogna meritarselo". Il 3 giugno scompariva uno dei pontefici più amati

Giovanni XXIII

Giovanni XXIII

Sotto il Monte (Bergamo), 2 giugno 2023 – Nella casa di Sotto il Monte, Beltramino Roncalli porta con vigore le sue 84 primavere. È un nipote diretto di Giovanni XXIII, figlio di Giuseppe, il più giovane dei dodici fratelli del Papa. Nella stessa casa, che ha trasformato in un sacrario giovanneo, ha vissuto, tre anni fa, l’esperienza del Covid: chiuso con la moglie, sempre attaccato all’ossigeno, a letto o in uno spazio di un metro e mezzo dal tavolo se era alzato, fino all’annuncio della guarigione con le parole dell’infermiera: "Sei fuori dal tunnel, vedi la luce". In paese erano morti in tanti e tanti, come Beltramino, si erano rivolti al “loro” Papa.

Beltramino Roncalli, come ricorda quel 3 giugno del 1963, il giorno della scomparsa di Papa Giovanni?

"Era l’una, una e mezza del pomeriggio. Lavoravo alla Falck di Arcore. Sono entrati quelli del secondo turno. ‘Ma cosa fai qui - mi hanno detto -? Guarda che la radio ha annunciato che il Papa è morto’. Sono tornato a casa. Pioveva. C’erano i rintocchi a morto delle campane. Una grande tristezza. Sotto il Monte era già in lutto. I fratelli del Papa, Zaverio, Alfredo, mio padre Giuseppe, Assunta, erano già partiti con tre nipoti. Mio padre mi ha raccontato che nella notte il Papa si era ripreso per un attimo, li aveva riconosciuti, si erano salutati".

Il primo ricordo dello zio.

"Andavo all’asilo, che era attaccato a Ca’ Maitino, la sua residenza estiva quando era vescovo. La proprietà era della baronessa Scotti, che l’affittava allo zio. Lui l’aveva presa in affitto anche per l’estate del 1959, prima di diventare Giovanni XXIII".

E il primo ricordo di Roncalli Papa?

"Avevo diciannove anni. Era il suo primo incontro da Papa con noi familiari. Non sapevamo come comportarci, se dovevamo inginocchiarci. Ci siamo inginocchiati. È entrato e ci ha parlato in bergamasco, come faceva sempre con noi. ‘Cosa fate lì, in ginocchio? Io sono sempre vostro fratello e vostro zio. Ho cambiato la veste, da quella rossa da cardinale a quella bianca da papa’. Ha aggiunto una frase che mi è rimasta: ‘Non montatevi la testa. Questo per voi è un grande onore ma anche un grande onere’. Una raccomandazione che ripeteva ogni volta che lo incontravamo. È stato come ricevere il suo testamento. E mio padre mi diceva sempre che l’anima è separata dalla persona. Voleva dire che bisognava comportarsi bene e meritare di essere parenti del Papa".

Come è stato portare il cognome Roncalli, avere in famiglia un Papa e un santo?

"La regola di vita era tutta in quella raccomandazione. Quando gli hanno suggerito di dare un titolo a qualcuno dei familiari, di farli conti o principi, il Papa ha risposto: ‘Ma quali conti? Sono dei contadini, quindi sono dei conta-dini’".

Papa Giovanni, sessant’anni dopo...

"Il suo ricordo è sempre vivo. A Sotto il Monte l’afflusso dei pellegrini sta riprendendo, anche se per la maggior parte sono anziani, pensionati".

Chi è il Papa Giovanni di oggi?

"Oggi Papa Giovanni è Papa Francesco. Papa Giovanni era schietto, uno che non le mandava a dire. Papa Francesco fa lo stesso. Hanno lo stesso amore per la gente".