Dalla Cina sulle orme di Antonio Stoppani

Lecco, studenti dell’Università di Pechino in viaggio nei luoghi dove il geologo effettuò le proprie ricerche

Dalla Cina sulle orme di Antonio Stoppani

Dalla Cina sulle orme di Antonio Stoppani

A quasi duecento anni dalla nascita, il grande naturalista lecchese Antonio Stoppani rischia di essere conosciuto e studiato più in Cina che in Italia e nella sua Lecco. Lo sa bene Andrea Tintori, già professore di Paleontologia all’Università degli Studi di Milano, che nei giorni scorsi ha accompagnato un folto gruppo di studenti di geologia dell’Università di Pechino nei luoghi dove il geologo, paleontologo e naturalista, nato il 15 agosto 1824 in piazza XX Settembre a Lecco, andava a caccia di fossili.

Dopo aver visitato il monte San Giorgio (patrimonio UNESCO per i fossili del Triassico), la val Masino e la Valmalenco e il Grignone, per la prima volta gli studenti cinesi, accompagnati dal professor Tintori sono andati sopra Valmadrera per osservare rocce e fossili sulle orme di Antonio Stoppani che li descrisse 150 anni fa.

La “scusa“ è che nel 2024 saranno 200 anni dalla nascita del grande naturalista lecchese. Gli studenti hanno quindi fatto osservazioni sui coralli e sui molluschi triassici dei dintorni di San Tomaso, hanno visitato il sito del “Taia Sass”, dove vi sono i resti dei grandi blocchi di serpentino e ghiandone utilizzati nel passato come cava di queste pietre e collegandole a quanto visto in val Masino e Valmalenco e passando per il Sasso di Preguda, il grande blocco di ghiandone che diede a Stoppani, sulla scia di un collega paleontologo svizzero, l’idea del trasporto “via ghiacciaio“ di questi massi erratici.

"Con “Il Bel Paese” (1876) Stoppani fu il primo grande divulgatore scientifico in Italia, ma anche in Europa.

Ebbe un grande successo e venne usato come libro di testo in tutte le scuole per unificare la lingua. Poi si passò al Manzoni - commenta il professore Andrea Tintori - La descrizioni dei fossili delle Grigne e degli altri luoghi che studiava era in francese, allora era la lingua internazionale.

È curioso come questi ragazzi vengano da così lontano attratti da una figura di primo piano della Paleontologia che è molto più lecchese del Manzoni, se vogliamo vedere. Eppure qui, ai piedi del Resegone, non è molto celebrato.

Se teniamo presente che l’anno prossimo saranno trascorsi anche cento anni dalla morte di Mario Cermenati, naturalista, anche lui di Lecco, non vorrei che venisse sprecata l’occasione per ricordare queste due figure così importanti non solo per Lecco ma per tutto il mondo scientifico".

Federico Magni