REDAZIONE BERGAMO

Caso Yara, la pm Letizia Ruggeri: “Nelle 54 provette non c’è più niente. Era inutile tenerle in frigo”

La magistrata è accusata di depistaggio e frode processuale in merito alle indagini sulla morte della 13enne. Per l’omicidio è stato condannato in Cassazione Massimo Bossetti

La pm Letizia Ruggeri, che ha svolto le indagini sul caso di Yara Gambirasio, è indagata per depistaggio e frode processuale

La pm Letizia Ruggeri, che ha svolto le indagini sul caso di Yara Gambirasio, è indagata per depistaggio e frode processuale

Milano, 29 lugio 2024 – Il caso sull’omicidio di Yara Gambirasio non è finito con la docu-serie Netflix “Oltre ragionevole dubbio” che nelle ultime settimane ha riacceso l'attenzione in merito alla morte della 13enne di Brembate di Sopra. Infatti, mentre i social e il web pullulano di teorie e opinioni a riguardo, nell’aula del Palazzo di giustizia di Venezia si continua a dibattere sul caso, uno dei più famosi di cronaca nera italiana: si dibatte, in particolare, la posizione di Letizia Ruggeri, magistrata che ha svolto le indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio dal 26 novembre 2013 fino al processo di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per la morte della ragazza. La pm è indagata per depistaggio e frode processuale in merito alla decisione di spostare le provette del Dna di Ignoto1, dal frigorifero dell'ospedale milanese San Raffaele all'ufficio Corpi di reato del tribunale di Bergamo, distruggendo in questo modo la prova.

Le parole di Letizia Ruggeri

Sarà il gip veneto Alberto Scaramuzza - lo stesso che in passato ha sollecitato approfondimenti su di lei - a stabilire se la pm ha rispettato le regole oppure no. Quando, non è dato a sapere.

Nel verbale del 20 marzo 2021, la cui versione integrale è ora in possesso dell’Adnkronos, Letizia Ruggeri riferisce all’allora procuratore vicario di Venezia Adelchi D’Ippolito: "In quelle 54 provette non c'è più niente, non c'è più nulla che possa essere analizzato, perché il Dna di Bossetti che è stato utilizzato è stato tutto consumato nella fase delle indagini preliminari".

"La custodia io l'ho fatta curare con le massime cautele fino al passaggio in giudicato della sentenza", continua la pm, poi dopo la Cassazione arriva la decisione di custodire le provette a "temperatura ambiente" perché "non ho ritenuto di onerare lo Stato di una spesa inutile".  Una difesa che la pm ripeterà nelle dichiarazioni spontanee del 13 febbraio del 2023 davanti alla procuratrice aggiunta di Venezia Paola Mossa.

La revisione lavorerebbe su un estratto scadente

In quelle 54 provette su cui la difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio della 13enne di Brembate, insiste nell'analisi per tentare la revisione del processo resta "l'estratto più scadente" perché "il migliore Dna è stato utilizzato durante le indagini per addivenire a un profilo che fosse certo, che supportasse gli enormi costi che noi stavamo sostenendo" aggiunge l'allora testimone incalzata dalle domande.

Presunti scarti che per gli stessi consulenti della pm Ruggeri - il professor Giorgio Casari e il colonnello del Ris Giampietro Lago sentiti in fase di indagini a Venezia - erano assolutamente idonei a effettuare una comparazione alla presenza, per la prima volta, dei consulenti della difesa. Una perizia mai concessa dai giudici in nessun grado. "Qualcosa magari si tira fuori, ma non con questa certezza in questi termini con cui mi viene prospettato adesso, nel modo più assoluto. Io so che era un materiale assolutamente…cioè i rimasugli assolutamente scadente, inidoneo per qualsiasi altra comparazione e ripetizione di esame" mette a verbale la pm Ruggeri.

"Sul Dna una pietra tombale”

"Il Dna di Bossetti, così bello, così limpido, di cui abbiamo parlato per tutte queste udienze, così inequivocabile, da quei reperti non verrà mai più fuori. Questo è quello che loro hanno detto a me. Per cui rimango veramente sorpresa" aggiunge.

Quella traccia genetica - "lampante, chiarissima" e "assolutamente inequivocabile" ai suoi occhi - su cui la Cassazione mette "una pietra tombale" è la prova regina contro Bossetti. Il match tra lui e Ignoto 1 arriva dopo quattro anni di ricerche tanto che il nome del condannato è "piovuto dal cielo, se non avessimo avuto il Dna non ci saremmo mai arrivati". Una traccia mista - di vittima e carnefice trovata sugli slip della minorenne - di cui in aula si è parlato "per 45 udienze, ne abbiamo discusso molto approfonditamente" e "la sentenza della Cassazione fa piazza pulita di tutti i dubbi" conclude, senza esitazione, Letizia Ruggeri.