Morbegno, 3 dicembre 2017 -  «Aveva acquistato una casa nella capitale della Moldavia, ma da tempo voleva venderla. Quell’alloggio aveva sempre problemi: una volta guai alle scale, acqua che filtrava dalle pareti esterne e dal tetto malconcio. Lei, invece, avrebbe voluto andarci a vivere con lui. Nicola, al contrario, voleva vendere e recuperare i soldi investiti nell’affare che tale non si era rivelato. Ma a farlo imbestialire di più fu la scoperta fatta verso metà ottobre, quando andò là con Balica per una settimana. L’appartamento era occupato dai parenti della donna, su autorizzazione di quest’ultima e senza che la moglie lo avesse prima informato. Era furente. Potrebbe essere questo il movente...». A parlare è l’imprenditore Gian Maria Castelli, 69 anni, il titolare dell’omonima impresa edile nella quale si sarebbe dipanato buona parte del “giallo”.

Ma dove ha nascosto il cadavere? «Io credo - risponde l’imprenditore - l’abbia nascosta in azienda la notte dell’1 novembre, la mattina alle 6.20 del giorno successivo torna e, protetto dal buio, la carica su un mezzo della mia azienda e se ne libera. Scarica il corpo nella vicina discarica dei rifiuti? Chissà... Quel giorno aveva avuto l’incarico dal responsabile del magazzino di accendere i caloriferi, di pulire il piazzale con l’apposita spazzatrice e, verso le 11,30, di spegnere i termosifoni e tornarsene a casa, in quando l’azienda era chiusa. In mezzo, verso le 7.30, lo chiamo e gli chiedo la disponibilità di accompagnare mia moglie a Colico a recuperare la macchina di nostro figlio. Quando fa il breve viaggio verso il lago, lui aveva già fatto sparire il corpo di Svetlana. Mi racconterà poi, mia moglie, che durante il breve tragitto era tranquillissimo: hanno parlato del nipotino di Nicola, in quanto mia moglie che fa la ginecologa aveva seguito la fase antecedente il parto della ragazza».

Castelli: «Nicola, a detta di suo padre, si trattiene in casa, fra le 12.15 e le 12.45. Poi passa dalla ex moglie e le confida:Sveta se n’è andata, so che carattere ha, vedrai che non torna più...”. Lui che aveva detto di essere preoccupato, anzichè darsi da fare a cercarla, dice alle due donne: “Non chiamatemi per le prossime 3 ore, non risponderò al cellulare perchè impegnato nella riparazione di un camion...”». Castelli si reca a portare conforto nell’abitazione dei familiari di Pontiggia: «La sorella mi domanda: “Cosa ne pensa?”. Di rimando chiedo cosa ne pensi lei: “Nicola è molto orgoglioso, pur di non essere accusato di omicidio, potrebbe essersi suicidato...”».