Milano, 29 agosto 2017- Giorgio Gori parte con la sua campagna elettorale per la corsa a Palazzo Lombardia, con la benedizione del Pd. Che si facciano o non si facciano le primarie. E questo è il primo punto fermo. Ma le porte restano aperte a Mdp - ed è il secondo passaggio - , con la disponibilità a ragionare sulle primarie entro l’autunno per scegliere ai gazebo il presidente della Regione, se ciò serve a costruire una coalizione di centrosinistra ampia e aperta al civismo. Dopo la pausa agostana il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e il segretario regionale del Pd, Alessandro Alfieri, tracciano una «strada» per perfezionare un modello lombardo per le elezioni che in qualche modo eviti quei condizionamenti conseguenza delle tensioni politiche nazionali destinate a crescere in vista delle Regionali in Sicilia.

Si «scaldano» i motori. Troppo alta la posta in gioco e dopo ventidue anni di governo del centrodestra in Lombardia, prima con Formigoni e poi con Maroni, «è giunto il momento di cambiare pagina», insiste da mesi il sindaco di Bergamo. Il quale è ben disposto nei confronti delle primarie, ma ha posto come condizione che proprio Mdp entri e resti in coalizione impegnandosi a rispettare l’esito della consultazione. Pure Alfieri conferma di voler «costruire un modello originale in Lombardia con una coalizione larga e se per farlo occorre ragionare sullo strumento delle primarie noi siamo disponibili». E Onorio Rosati, coordinatore di Articolo 1 Mdp, ribatte: «Bene, se c’è questa disponibilità di fare le primarie da parte del Pd come Art. 1 ci confronteremo con Campo Progressista e Sinistra italiana per valutare la loro disponibilità ad entrare in coalizione e, nel caso, sul profilo del candidato dentro le primarie da contrapporre a Gori». Rosati spera in un chiarimento dal «nazionale soprattutto per i rapporti fra Mdp e Campo progressista». Intanto già ieri ha incontrato Alfieri, subito dopo il «vertice» con Gori, e lo staff del candidato orobico (Titta Magnoli e Jacopo Scandella).

«Sono sei mesi che chiedo le primarie, un percorso democratico per arrivare alla definizione della candidatura alla presidenza della Regione». E i nomi? «Non ne faccio, ci sarà una nostra candidatura che sarà il frutto di un ragionamento con le altre forze della sinistra. Poi ci sarà Gori». Quanto al rischio di perdere tempo con le primarie in autunno, Rosati ironizza, «ma come? in Sicilia si vota il 5 novembre e non hanno ancora il nome del candidato...». Intanto è stata fissata dal Pd al 30 settembre la conferenza programmatica aperta anche alle forze sociali e ai rappresentanti del mondo economico.