Milano, 31 ottobre 2017 - Fabrizio Corona in Tribunale a Milano. Durante l'udienza di questa mattina, l'ex re dei paparazzi si è sfogato davanti  ai giudici della Sezione Misure di Prevenzione: "Quest'anno dalla galera ho pagato 2 milioni di euro in tasse. Vorrei sapere chi ha mai pagato un solo euro di tasse dal carcere. Non lo ha fatto Mario Mantovani, quando era detenuto, e neppure Roberto Formigoni che in carcere non ci andrà mai". Un paragone che non è affatto piaciuto all'ex governatore lombardo, il quale ha replicato piccato: "Io non ho mai attaccato nessuno per difendere me stesso".

I giudici dovranno pronunciarsi sul destino del cosiddetto "tesoretto" sequestrato negli anni scorsi all'ex fotografo dei vip: circa 2,6 milioni di euro tra gli 1,7 milioni nascosti nel controsoffitto dell'appartamento della sua ex collaboratrice, Francesca Persi, e gli 860 mila euro trasferiti in due cassette di sicurezza di una banca di Innsbruk, in Austria. Denaro che secondo la difesa andrebbe dissequestrato alla luce della sentenza del processo penale che portò a una condanna light di Corona (1 anno contro i 5 chiesti dall'accusa) sancendo l'origine lecita di quelle somme di denaro. "Ho fatto quasi 4 anni e mezzo di carcere più sei mesi di affidamento in prova ai servizi sociali - ha detto, tra l'altro, l'ex re dei paparazzi dopo aver preso la parola in aula - ma ho pagato a Equitalia 8,3 milioni di tasse".

Dall'udienza di oggi è anche emerso che Corona e Francesca Persi sono indagati in Austria per gli 860 mila euro depositati nelle cassette di sicurezze a Innsbruk. L'accusa, per loro, è riciclaggio. In ballo non c'è soltanto un fiume di soldi. Oltre al "tesoretto" di Corona, il procedimento di prevenzione riguarda anche la sua residenza milanese: un appartamento di lusso (dal valore stimato di circa 2,5 milioni di euro) in Via de Cristoforis, a due passi da Corso Como, che secondo l'accusa era nella piena disponibilità dell'ex fotografo che però lo aveva intestato fittiziamente a un prestanome per beffare il fisco. "Quella casa - è la linea difensiva come come l'ha illustrata in aula l'avvocato Ivano Chiesa - è de 'La Fenice' (ex società di Corona fallita negli anni scorsi - ndr) e veniva utilizzata per attività professionali, come dimostrano i vari shooting fotografi realizzati all'interno di quell'appartamento".

Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio per valutare quali testimoni ammettere tra quelli citati dalle parti, Corona ha rivolto un appello al Tribunale, sollecitandolo a concedergli il tempo necessario "per dimostrare l'origine lecita dei soldi sequestrati". I giudici hanno deciso per pochi testimoni, accogliendo una richiesta della stessa difesa dell'ex fotografod ei vip che ha depositato gli atti del processo penale, conclusosi lo scorso giugno con l'assoluzione di Corona dalle accuse principali, e ha chiesto quindi di 'tagliare' la lunga lista di testi già sentiti in quel dibattimento in merito alla provenienza dei soldi. "I giudici hanno ammesso, come richiesto da noi, solo 7-8 testimoni, perché gran parte della vicenda è stata già decisa nel processo, dove è stato accertato che quei soldi erano frutto del lavoro di Corona", hanno chiarito i legali Ivano Chiesa e Luca Sirotti. "La vicenda è stata semplificata, ridotta, acquisendo gli atti del processo penale", hanno aggiunto i difensori. Il prossimo 14 novembre saranno ascoltati testimoni solo in merito alla casa sequestrata, mentre il 16 novembre verrà sentito un consulente della difesa.