Legnano, 28 agosto 2017 - Martina Sacchi, la compagna di Bruno Gulotta, il giovane legnanese vittima dell'attentato di Barcellona, ha rilasciato sul sito di Tom's Hardware (azienda in cui lavorava Bruno) la propria testimonianza su ciò che è avvenuto nei terribili attimi sulla Rambla catalana. "Passeggiavamo sulla Rambla, Bruno teneva per mano Alessandro e io spingevo il passeggino con dentro Aria - ha raccontato Martina -, eravamo lì da qualche minuto quando ho sentito tante urla e mi sono voltata. Ho visto il furgone che puntava su di noi. È stato un attimo. Davanti eravamo bloccati da un palo e un albero, ci siamo messi a correre. Bruno ha spinto Alessandro verso di me e io l'ho afferrato. Il furgone ha sfiorato me e Alessandro e ha preso Bruno in pieno. L'ho visto per terra. Mi sono chinata su di lui e ho gridato, ho chiesto aiuto, era vivo. Gli ho detto 'amore ti prego non mi lasciare', mi è sembrato di vedere un guizzo nei suoi occhi, penso che mi abbia sentito".

"Poi sono arrivati i poliziotti con le armi in pugno, mi hanno portato via di forza, dicevano che i terroristi erano ancora lì - prosegue il testo della 27enne -. Intanto i medici tentavano la rianimazione. Io e i bambini siamo stati scortati verso un albergo lì davanti e chiusi a chiave all'interno. Dalla vetrata dell'hotel ho continuato a vedere cosa accadeva. Mi sembrava un film dell'orrore. Piangevo, gridavo. Alessandro era scioccato. La padrona dell'albergo ha provato a confortarci, ma io pensavo solo a tornare accanto a Bruno. Sono riuscita a uscire dalla porta secondaria, l'ho raggiunto proprio quando i medici hanno detto 'es muerto' e lo hanno ricoperto con un telo. Dopo qualche minuto è arrivato mio cognato Lorenzo". "Dovevo chiamare in Italia, avvertire i parenti e i colleghi di Bruno. Avevo recuperato il suo borsello, dentro c'erano tutti i nostri documenti e il telefono. Nello schianto era volato via. Si era rotto il display, il touch non funzionava ma i numeri erano tutti lì dentro e allora ho provato con l'assistente vocale. Le linee erano sovraccariche, ho provato più e più volte e alla fine ci sono riuscita. Il papà di Bruno, mia madre e poi gli amici di Tom's Hardware. Ho chiesto a tutti di non far trapelare la notizia, non avevo il tempo e la forza di parlare con nessuno. Poi il mattino dopo ho saputo che c'erano state indiscrezioni, che in rete qualcuno aveva fatto il nome di Bruno. Ho chiesto agli amici di Tom's Hardware di aiutarmi affinché si parlasse di Bruno in termini corretti, di evitare sciacallaggi mediatici".

Martina aggiunge anche: "Quanto a me, al più presto cercherò un lavoro non appena Alessandro e Aria si saranno ambientati alla scuola materna e all'asilo nido. Il denaro generosamente raccolto da voi di Tom's Hardware, l'altra famiglia di Bruno, mi permetterà di non far mancare nulla ai bambini. Come avrebbe voluto Bruno. Grazie di cuore, ho sentito affetto e vicinanza, c'è tanta umanità nel mondo, non solo odio e cattiveria. Voglio anche dedicare un pensiero affettuoso alla fidanzata e ai familiari di Luca Russo, il giovane di Bassano del Grappa che è stato ucciso a Barcellona insieme con Bruno. Il loro dolore è il mio dolore". Ricordando il compagno negli ultimi istanti di vita sulla Rambla, Martina afferma: "Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando. Innanzitutto Bruno, che in quella frazione di secondo ha spinto verso di me nostro figlio Alessandro prima di essere travolto e ci ha salvato la vita sacrificandosi per noi".

Ha parlato anche Lorenzo Gulotta, il fratello di Bruno: "Alessandro mi è saltato in braccio e mi ha urlato 'Zio, papà è morto. Un camion gli è passato sopra e gli ha fatto male alla testa', il bambino era stravolto. Ha solo quattro anni e mezzo ma è molto più maturo della sua età. Sarà difficile per lui dimenticare quelle immagini". Lorenzo era a Barcellona già da qualche giorno e aspettava il fratello, la cognata e i nipotini per cenare insieme la sera dell'attentato. "Io ero al telefono con Martina, mi stava dando indicazioni per raggiungere l'albergo - continua Lorenzo, 24 anni -. In quel momento era accanto ai medici che tentavano la rianimazione, ho sentito anche io, distintamente, quella frase agghiacciante: 'es muerto'".