Como, 19 dicembre 2017 - Non c’è posto per i clochard nella Città dei Balocchi. Collodi e Pinocchio questa volta non c’entrano, la Città dei Balocchi esiste davvero e ogni anno sotto Natale trasforma il centro storico di Como in una piccola Disneyland affacciata sul lago, un luogo fatato, meta del redditizio shopping che regala importanti incassi al commercio del capoluogo lariano, fra turisti a caccia di oggetti di lusso nel riverbero hollywoodiano del lago preferito dalle star. È per tutelare questo patrimonio, raccogliendo l’appello degli stessi negozianti del centro, che il sindaco di centrodestra Mario Landriscina venerdì scorso ha colto al balzo la palla offerta dal decreto Minniti sul decoro urbano.

Questuanti molesti e clochard accampati sotto i portici sono stati sfrattati con un’ordinanza. E i vigili tra domenica e lunedì si sono messi al lavoro, multando una decina di persone che chiedevano l’elemosina. La linea dura ha portato anche al sequestro dei ‘ferri del mestiere’: cappelli e cartoni utilizzati per impietosire i passanti. Ma nel giro di vite sono finiti anche le associazioni che assistono i senzatetto. «Ci hanno impedito di offrire la colazione alle persone che dormono all’aperto – si lamentano i volontari di WelCom, attiva da più di sette anni –., Questo gesto sarebbe contrario alla tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano». Insomma, niente bevande calde per sopportare il freddo. Il sindaco ha difeso l’ordinanza, «per porre fine a uno spettacolo tutt’altro che decoroso». A Como ci sono strutture per l’accoglienza dei senza dimora durante le opre notturne. Ma contro la scelta di far partire le multe e fermare i volontari si schiera anche la Caritas diocesana.

«Il sindaco di Como faccia un passo indietro e magari accolga queste persone perché possano vivere un Natale dignitoso – spiega il direttore Roberto Bernasconi –. In città le feste sembrano essersi ridotte a un fatto meramente commerciale dimenticando i drammi durissimi che ci stanno interessando da vicino: non solo i migranti, ma anche famiglie che non ce la fanno ad andare avanti, anziani sempre più soli, giovani che non riescono a capire quale sia il senso della loro vita, e un carcere sempre più dimenticato dove 500 persone sopravvivono, non vivono». Se la polemica politica è solo iniziata, nelle prime giornate di controlli l’accattonaggio non si è affatto ridotto. E i mendicanti affollavano ancora il centro storico. Ma in Comune tirano dritto. Attorno a un ex autosilo, diventato ricovero per senzatetto, dopo lo sgombero sono spuntati i reticolati. E ora la Caritas risponde con la tradizione dell’assistenza. «Il 25 organizzeremo un grande pranzo – conclude Bernasconi –. Ci metteremo a disposizione per permetter a chi ha bisogno di passare una giornata a dimensione di famiglia».