Bulgarograsso (Como), 8 febbraio 2018 - Un boato devastante, il cui contraccolpo si è propagato a chilometri di distanza, spostando i mobili nelle abitazioni, facendo tremare i vetri delle finestre, seminando feriti nel raggio di centinaia di metri. Una colonna di fumo densissimo si è innalzata e il fuoco ha bruciato per ore, facendo temere la dispersione di sostanze chimiche tossiche.

Pochi minuti prima delle 14 di ieri, erano le 13.56, due serbatoi da 30 metri cubi ognuno, contenenti acetone e acetato di etilene in lavorazione, sono esplosi nello stabilimento dell’Ecosfera srl, società di recupero rifiuti e di trattamento solventi, a ridosso dell’abitato di Bulgarograsso, provincia di Como. In pochi attimi si è scatenato l’inferno: decine di mezzi di soccorso catapultati da Como e dalle province limitrofe, una conta dei feriti che lievitava ogni minuto, arrivati a un bilancio finale di 33, pari a tutti i dipendenti al lavoro, e il timore che da quelle cisterne si stessero propagando esalazioni tossiche ingestibili. È il secondo gravissimo infortunio da inizio anno: il 16 gennaio alla Lamina di Milano, si era verificato un altro tragico episodio, che aveva provocato la morte di tre lavoratori intossicati dalle esalazioni dei processi di lavorazione di metalli, riducendone in fin di vita un quarto. Ora è toccato al Comasco.

I sindaci di Bulgarograsso e dei Comuni confinanti hanno invitato tutti a non uscire dalle abitazioni, mentre i soccorritori cercavano di raggiungere l’interno dell’azienda per domare il rogo, sempre più importante, e individuare i feriti, tutti con ustioni e traumi. Tre persone sono risultate più gravi, colpite dai detriti scagliati ovunque. Ma non sono in pericolo di vita. Ad altre sei sono state diagnosticate lesioni e abrasioni serie, mentre i feriti che hanno riportato contusioni o lesioni superficiali sono una ventina, tutti finiti in ospedale tra Como, Varese, Lecco, Legnano. Sono arrivati coi volti sporchi di polvere, le abrasioni, i graffi. E negli occhi il terrore per quel che avevano visto e vissuto. «Non era mai successa una cosa del genere», ha sussurrato in preda allo spavento un operaio, in ansia per i colleghi ancora all’interno. «Si è sentito un rumore forte e sordo – hanno raccontano due anziani che si trovavano a Lurate Caccivio, paese confinante – pensavamo fosse caduto qualcosa, ma poi abbiamo guardato fuori dalla finestra e abbiamo visto il fumo». Al pronto soccorso si sono presentate spontaneamente anche persone che si trovavano nei paraggi, con eruzioni cutanee e irritazioni alle vie respiratorie. Due residenti sono stati allontanati dalle loro abitazioni in via precauzionale, ma fin da subito sono state evacuate tutte le aziende e gli uffici del circondario.

Al lavoro, per tutto il pomeriggio, sono stati impegnati 13 mezzi e 35 vigili del fuoco, una trentina di operatori sanitari con una quantità di ambulanze, automediche e l’elisoccorso, sei carabinieri e altrettanti poliziotti, con il coordinamento della sala operativa della protezione civile. Sono intervenuti anche i tecnici di Ats Insubria e di Arpa. I primi si preparano a un lungo lavoro per ricostruire le cause dell’esplosione, che al momento non sono note: la fortuna, tuttavia, è che la lingua di fuoco si sia incanalata verso l’alto, scongiurando una propagazione in orizzontale che avrebbe causato una tragedia incalcolabile. Una delle due cisterne, completamente dilaniata e sradicata nello scoppio, è stata scagliata al di fuori della recinzione, dove ha colpito e distrutto un’auto in sosta. L’Arpa ha svolto fin da subito una serie di campionamenti dell’aria, da cui è emersa l’assenza di agenti inquinanti. Sono inoltre stati posizionati diversi rilevatori per monitorare eventuali evoluzioni di agenti tossici. Una notizia confermata anche dal sindaco di Bulgarograsso, Giampaolo Cusini: «Le rilevazioni dei tecnici di Arpa Lombardia hanno stabilito che non ci sono sostanze tossiche disperse, e non sussistono, al momento, rischi per la popolazione».