GIULIA BONEZZI E FABRIZIO LUCIDI
Cronaca

Torna l’incubo legionella: 10 casi in pochi giorni tra Corsico e Buccinasco. Tre anziani in rianimazione

Milano, partite le indagini anche su fontane e laghetti. Sarebbe il primo “cluster“ dopo sei anni

Legionella (foto repertorio)

Legionella (foto repertorio)

Milano – Una decina di casi di legionella scoperti nel giro di una settimana tra Corsico e Buccinasco. Tre persone, a quanto Il Giorno apprende, sono state ricoverate in terapia intensiva al San Paolo per la polmonite provocata dal batterio; le altre sono comunque finite in ospedale, e le autorità sanitarie stanno conducendo campionamenti anche in alcune fontane e laghetti che si trovano in aree aperte al pubblico nei due maxicomuni della prima cintura dell’hinterland a Sud-Ovest di Milano. Perché anche gli ammalati tra loro compaesani – quasi tutti sono residenti a Corsico tranne un paio che sono di Buccinasco – abiterebbero in edifici diversi, e questo tenderebbe a escludere gli impianti idraulici domestici – che comunque vengono controllati – dalla rosa dei sospettati nell’indagine affidata come sempre ai tecnici dell’Ats Metropolitana di Milano per cercare la fonte di quello che inizia ad assomigliare a un “cluster”.

I casi “sporadici” di legionellosi sono tutt’altro che infrequenti: solo tra le province di Milano e Lodi se ne registra più di uno al giorno in media, e ogni volta vengono esaminate le tubature di casa dell’ammalato per capire se ci sia lì una moltiplicazione elevata della legionella, che colonizza ambienti acquatici, naturali e artificiali.

La legionella è infatti un batterio definito “ubiquitario", cioè diffusissimo. Agli esseri umani si trasmette attraverso le vie respiratorie per aerosol (cioè inalando vapore acqueo), ma solo molto raramente riesce a “bucare” le difese dell’organismo, di solito in persone con un sistema immunitario già compromesso dall’età o da malattie croniche.

Sarebbe anche il caso della decina di pazienti di Corsico e di Buccinasco finiti in ospedale tra fine aprile e inizio maggio con un’infezione da legionella: quasi tutti, tranne uno che ha meno di cinquant’anni, sono persone anziane o rese fragili da altre patologie.

Avrebbero accusato i primi sintomi della legionellosi nella settimana dei ponti tra il 25 Aprile e il Primo Maggio. In quel periodo ci sono state giornate di forte vento, e anche questo potrebbe avere avuto un ruolo, perché queste condizioni atmosferiche possono sollevare nubi di vapore acqueo e trasportare il batterio in zone non troppo lontane dall’ambiente acquatico in cui è eventualmente proliferato.

Insomma, dall’eventuale “fonte” dei contagi che comunque è sempre difficilissima da individuare, come dimostra il caso del cluster registrato a Bresso sei anni fa, nell’estate del 2018, quando 52 residenti nella cittadina della prima cintura a Nord di Milano si ammalarono, e cinque morirono per la polmonite da legionella. Dopo due mesi di indagini molto complicate, le autorità sanitarie riuscirono a individuare una fonte del contagio - non certa ma gravemente indiziata - in una fontana pubblica, la fontana del Mappamondo, che venne chiusa, anche se una particolare concentrazione del batterio fu individuata anche negli impianti di raffreddamento di un’area industriale e di un albergo in zone diverse della cittadina, dove s’era registrato un altro cluster con sei infezioni e un decesso nell’ottobre del 2014. Bresso, è meglio specificarlo, è ovviamente esclusa dai giochi per quanto riguarda gli episodi di Corsico e Buccinasco, trovandosi praticamente dalla parte opposta di Milano.

Ma a differenza delle infezioni sporadiche, i “cluster”, cioè concentrazioni di più casi di legionellosi nella medesima area territoriale e in un arco di tempo definito tali da poter almeno sospettare un collegamento tra le infezioni, sono eventi molto rari: nel Milanese non ne erano stati individuati altri, dopo l’ultimo di Bresso del 2018. E fino alla decina d’infezioni rilevate tra fine aprile e i primi di maggio tra Corsico e Buccinasco, dove i campionamenti dalle abitazioni degli ammalati sono dunque stati estesi a fontane e laghetti nei parchi cittadini.