Mozzate (Como), 9 novembre 2017 - Dopo essere stato vittima dell’aggressione in carcere che lo ha ridotto in coma, Dritan Demiraj è stato dichiarato incapace di stare nel processo a causa di un grave deficit di memoria. Così la Corte d’Appello di Bologna ha deciso il non luogo a procedere per il trentunenne albanese, condannato all’ergastolo in primo grado in Corte d’Assise a Rimini per aver ucciso, nel marzo 2014, Silvio Mannina a Santarcangelo di Romagna e l’ex compagna Lidia Nusdorfi, accoltellata nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Mozzate. I giudici di Bologna hanno preso la decisione a fronte della certificata incapacità dell’uomo di stare consapevolmente in giudizio.

A marzo il suo processo era stato sospeso in attesa di verificare le sue condizioni di salute, con termine a ottobre per la consegna della perizia, il cui esito ha stabilito la sua incapacità. Demiraj è da qualche tempo libero a causa del deficit di memoria e di comprensione riportato dopo l’aggressione in carcere a Parma, avvenuta il 6 aprile del 2016, dove era detenuto in seguito alla condanna per duplice omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere, violenza privata, rapina, porto abusivo di coltello.

Demiraj era stato colpito per una quindicina di minuti con calci e pugni alla testa da un detenuto romeno con trascorsi di pugilato. Un’aggressione che lo aveva ridotto in coma per settimane. Attualmente è ricoverato in ospedale a Parma, costretto su una sedia a rotelle, dove è stato sottoposto a perizia medico legale: è così emerso che il trentunenne ha perso la memoria, non ricorda gli omicidi commessi né cosa sia accaduto dopo, e non è consapevole di cosa lo circondi. Riesce a parlare, ma non si muove autonomamente: una retrocessione che viene ritenuta irreversibile. Il non luogo a procedere prevede l’immediata scarcerazione, anche se Demiraj non potrà comunque tornare ad avere una vita normale.

Dopo il suo arresto, arrivato a conclusione delle indagini condotte dai carabinieri di Como dopo il delitto di Mozzate, che si erano poi spostate a Bologna, Demiraj aveva confessato entrambi i delitti. Quello dell’ex compagna Lidia Nusdorfi, perché lo aveva lasciato, e quello di Mannina perché era stato l’ultimo compagno della donna. Lidia Nusdorfi era stata attirata alla stazione di Mozzate, la sera del primo marzo 2014, e accoltellata a morte mentre il giorno prima a Rimini l’albanese aveva ucciso Mannina.