Milano, 28 agosto 2016 - In viaggio, tra città, paesi e giardini italiani. Tra memorie e attualità. Con alcuni preziosi strumenti di compagnia: il senso della bellezza, la passione per la cultura. Li usa bene Guido Vigna, con acume di gran cronista e sapienza di storico dell’economia, della cultura e del costume in “Storia di Mantova”, Marsilio: una dettagliata e fascinosa ricostruzione della vita d’una delle più preziose città italiane, dalle radici etrusche ai tempi di Virgilio e poi agli splendori dei Gonzaga, dalle difficili stagioni degli anni Cinquanta (terra povera, contadina, arrivata in ritardo all’industria e al boom economico) alle traversie di oggi, sino ai successi del prestigioso festival letterario e del riconoscimento come “capitale della cultura” per il 2016 ma anche con le ombre d’un incerto futuro: “È splendida Mantova, incredibilmente splendida, e si comprende perché sia stata capitale, sia pure di se stessa, con sfavillio di corte e di pittori e di architetti e di poeti; si comprende perché i mantovani ne siano perdutamente innamorati. Chissà se questa sua bellezza la salverà dal declino al quale pare condannata”. Bastasse, la sola bellezza… Il problema è che i patrimoni culturali e ambientali (come quelli di Mantova, appunto) vanno curati, preservati, sottoposti ad accurata manutenzione ma anche valorizzati, pena il degrado. E più di degrado che di buona cura è densa la nostra storia. Fenomeno complesso, come documenta Tiziano Fratus, naturalista sapiente e scrittore elegante, nelle pagine de “L’Italia è un giardino”, ovvero “passeggiate tra natura selvaggia e geometrie neoclassiche”, Laterza.

SI PARTE dal parco del castello Passerin d’Entréves a Châtillon in Val d’Aosta, si passa dai giardini botanici Hanbury a Ventimiglia, da Montisola sul lago d’Iseo, dal Castello di Miramare a Trieste, dalla Villa Reale di Monza e poi si continua, lungo tutta l’Italia, attraversando i Boboli di Firenze, le “finte rovine” di Bomarzo, il bosco La Ragnaia in Val d’Orcia sino al giardino botanico del Pollino, all’”hortus bruttiorum” di Rende e al ricchissimo Orto Botanico di Palermo e tanti altri luoghi. Natura straordinaria. E mano sapiente dell’uomo. Alberi. E architetture. Bellezza, ancora una volta. Da salvare. Scelte di buona cultura. Come racconta Cesare De Seta, grande storico dell’arte, in “Viale Belle Arti. Maestri e amici”, Bompiani. Pittori, scultori, critici, scrittori: monumenti e musei che vivono in forma di parole, in un vero e proprio racconto che dal Rinascimento arriva alla contemporaneità. Bell’Italia, nel corso del tempo. Il viaggio si compie anche lavorando sulla memoria e traducendo i ricordi in romanzo. Lo scenario è un paese siciliano, Partinico. La data, il 1967. Il libro, “L’incantesimo delle civette”, di Amedeo La Mattina, pubblicato dalle edizioni “e/o”. Estate, scirocco. Tutto scorre usuale, per Luca e gli altri ragazzini, tra una partita di calcio e un flipper, quando proprio lì, nell’antico, pigro e chiuso paese, arriva la troupe di Damiano Damiani per girare alcune scene de “Il giorno della civetta”, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. C’è Franco Nero, attore famoso. E soprattutto Claudia Cardinale, bellissima, di cui Luca s’innamora. Tutto il paese ne è scosso. Poi la troupe va via. Ma la novità del cinema è troppo importante, perché si ritorni come se nulla fosse alla vita di prima. Amarcord, ironia, scrittura vivace. Circuito virtuoso tra racconto per immagini e concatenarsi di parole, in un bel “romanzo di formazione”. Il viaggio, appunto. E il suo sapido racconto.