Lu-Ve, il colosso varesino del caldo e del freddo. Un biennio da record e ora la svolta hi-tech

Il gruppo che produce scambiatori di calore e condizionatori consolida dopo due anni di ottimi numeri. Il presidente Matteo Liberali: "Per continuare investiamo in tecnologia"

Lu–Ve Group ha beneficiato dell’espansione del settore di scambiatori e pompe di calore

Lu–Ve Group ha beneficiato dell’espansione del settore di scambiatori e pompe di calore

Uboldo (Varese) – “Consolidamento”, Lu-Ve, il colosso varesino degli scambiatori di calore e dei condizionatori, 20 stabilimenti nel mondo, 4.200 dipendenti, tiene, "con un fatturato prodotti a 606 milioni dopo un biennio di boom, con +54 e +73 percento". Da giugno 2023 l’azienda che scalda e raffredda il mondo ha puntato sul miglioramento della redditività investendo "in automazione, riorganizzazione dei processi e contenimento dei costi", spiega Matteo Liberali, presidente e ad.

I risultati non sono mancati nonostante le oscillazioni dei mercati anche legate alle politiche sugli incentivi per sostituire le caldaie a gas. Il giro d’affari a 617,3 milioni registra una modesta riduzione (-0,2 percento), mentre il margine operativo lordo "adjusted" è da record, 80,1 milioni, l’utile netto è di 40,7 milioni (+5,4%). È questa la base da cui si è ripartiti a gennaio, "in un contesto generale con diverse turbolenze il 2024 si presenta come un momento di stabilizzazione in termini di volumi di vendita", aggiunge il manager.

Alla prova dei fatti "il nostro modello di business si è rivelato resiliente" e la parola d’ordine è differenziare. Ma a garantire le performance dello storico marchio lombardo, il figlio del fondatore ne è convinto, "sono soprattutto la dedizione e l’impegno di tutti i nostri collaboratori".

Lo straordinario biennio alle spalle è l’humus ideale "per l’avvio di un nuovo ciclo di crescita che tenga conto delle evoluzioni dei mercati e del contesto geopolitico". Una correzione che va di pari passo "con la ricerca di un’offerta sempre più sostenibile in grado di difendere il nostro vantaggio competitivo". Il ritorno alla norma dei tempi di conferma degli ordini che "ha cancellato la necessità dei clienti di fare scorte", "ha inciso sul portafoglio commesse sceso del 17 per cento (oggi a 156,2 milioni)", una dinamica innescata dalla minor difficoltà a reperire materie prime e dal calo della domanda di pompe di calore che invece "aveva toccato il picco a fine 2022".

In Italia, con un terzo dello smercio in meno da giugno dell’anno scorso, la diminuzione più drastica d’Europa (-4.5%), fra incentivi sospesi o in bilico e caro bollette. Il taglio delle vendite di asciugabiancheria ha avuto un impatto negativo sulle esportazioni in Polonia e in Repubblica Ceca, l’export per il colosso di Uboldo rappresenta l’80% degli affari, il grosso nell’Unione, anche se per la prima volta nel 2023 il peso dell’area sui conti è sceso sotto il 75%, dopo una riduzione dell’acquisto di prodotti finiti dell’1,7%, pari a 453,4 milioni. La bilancia invece è positiva negli Emirati Arabi, in Francia, Gran Bretagna e per rimanere sul continente in Germania, tornata a essere la prima piazza estera per i lombardi.