Il tema della certificazione delle mascherine è di grande attualità, dopo i recenti casi di cronaca che hanno fatto emergere la presenza di “Dispositivi di protezione individuale“ non a norma tra i prodotti in commercio in Italia. Per fare chiarezza sull’argomento interviene Natale Farè, procuratore di Fil.Va, azienda con sede a...

Il tema della certificazione delle mascherine è di grande attualità, dopo i recenti casi di cronaca che hanno fatto emergere la presenza di “Dispositivi di protezione individuale“ non a norma tra i prodotti in commercio in Italia. Per fare chiarezza sull’argomento interviene Natale Farè, procuratore di Fil.Va, azienda con sede a Varese che realizza mascherine cento per cento Made in Italy. "Molti prodotti importati KN95 (dicitura cinese) e N95 (dicitura statunitense), che per intrinseca costruzione e forma non possono superare i test Dpi europei, stanno invece ottenendo certificazioni border line – spiega l’imprenditore – il rischio reale è che tali Dpi, ottenuta la certificazione, potranno essere tranquillamente venduti ad operatori che nello svolgimento delle loro attività incontreranno azzardo chimico, mettendo quindi a rischio la loro salute". Per tutelare suoi clienti Fil.Va, realtà varesina con più di quarant’anni d’esperienza nel mercato del monofilo sintetico, ha voluto percorrere una strada diversa, investendo in macchinari, personale, ricerca e sviluppo. "Quando abbiamo iniziato a produrre le mascherine – continua Farè – ci siamo attrezzati per fare tutti i procedimenti in modo corretto e conforme alle normative".

Fil.Va è in grado di realizzare, internamente, ogni singolo componente delle cinquantamila mascherine prodotte ogni giorno: dal polimero all’estrusione e alla realizzazione del tessuto non tessuto, fino al confezionamento della singola bustina contenente la mascherina. Da poco è stata lanciata la nuova semimaschera Aria+ 2001 Ffp2 Covid 19, realizzata con cinque strati di tessuto non tessuto, super protettivo e iper traspirante. Lorenzo Crespi