Scandalo del cimitero in Calabria. Prosciolto l’agente di Polizia locale

Cerro Maggiore, l’assessore Provini: "Per noi amministratori la notizia è un gran sollievo". L’indagato per mancata vigilanza scagionato dai filmati. Non c’entra con l’operazione Aeternum. .

Scandalo del cimitero in Calabria. Prosciolto l’agente di Polizia locale

Scandalo del cimitero in Calabria. Prosciolto l’agente di Polizia locale

"Per noi amministratori la notizia è un gran sollievo. Non avevamo mai messo in dubbio la professionalità di Falleti, anche se lavorava da noi da pochi anni. Di sicuro lo avevamo conosciuto come agente intransigente e attento e anche i magistrati hanno confermato l’opinione che ci eravamo fatti. Di sicuro noi chiudiamo una brutta pagina di cui Falleti non è stato protagonista". L’assessore Alessandro Provini commenta così il proscioglimento dall’operazione “Aeternum” di Francesco Falleti, l’agente di polizia locale in servizio a Cerro Maggiore, che esce ufficialmente dalla vicenda dello scandalo al cimitero Cittanova in provincia di Reggio Calabria. L’operazione in Calabria era scattata da una denuncia nel 2018: un cittadino si era accorto che, all’interno del tumulo di un proprio caro estinto, era stata abusivamente inserita una seconda salma. Oggi ci sono una sessantina di indagati per associazione per delinquere finalizzata alla gestione in esclusiva degli affari cimiteriali a Cittanova (Reggio Calabria). Fra essi non c’è più l’agente Falleti, prosciolto dalle accuse che lo avevano infangato. A essere ritenuti al vertice dell’associazione ci sono oggi 4 degli indagati: l’ex custode del cimitero di Cittanova e tre imprenditori locali, amministratori di due imprese di onoranze funebri. I quattro, tutti sottoposti alla custodia cautelare in carcere, avrebbero creato un sistema di "gestione parallela" a quello dell’Ente locale procedendo per anni ad estumulazioni non autorizzate, distruggendo o spostando in altri loculi le salme dei defunti, per far posto a nuove sepolture. Il sistema criminale si reggerebbe poi su omessi controlli e falsi in atti pubblici. A Falleti si contestava che, in interventi di esumazione affidati in appalto a un’impresa del luogo, non avrebbe esercitato le proprie funzioni di vigilanza per impedire che venissero compiuti atti di vilipendio e di distruzione di resti mortali, documentati nelle riprese filmate disposte durante le indagini. Avvalendosi dei fotogrammi il difensore dell’uomo, Leonardo Iamundo, aveva messo in evidenza nella richiesta di riesame che il proprio assistito non avrebbe potuto commettere quei reati: i sopralluoghi eseguiti da Falleti sul cantiere sono risultati successivi.