Sei italiani prigionieri della neve sull’Himalaya: hanno trovato rifugio in un monastero tibetano

Quattro magistrati di Busto Arsizio e un notaio nel gruppo partito per un viaggio nella Spiti Valley

I sei italiani hanno trovato rifugio in un monastero

I sei italiani hanno trovato rifugio in un monastero

Sei italiani sono bloccati dalle pesanti nevicate che hanno colpito il Nord dell’India in questi giorni. Andrea Mazzoleni, Marco Montanari, Nicolò Grimaudo, Susanna Molteni, Veronica Acoia e Tiziana Landoni, secondo le autorità indiane, sarebbero ospitati nel complesso del monastero di Kee, una struttura nel bel mezzo dell’area della Spiti Valley, in Himalaya, a 4.100 metri. Il gruppo è formato da quattro magistrati della procura di Busto Arsizio e da un notaio che ha lo studio in città.

Altri 17 turisti che stavano effettuando dei trekking in quell’area sono bloccati in altri villaggi in particolare nella zona di Kaza. Nessuno sarebbe in pericolo. Il gruppo di italiani è stato costretto a fermarsi nel grande monastero da un’ondata di freddo eccezionale che ha fatto scendere le temperature fino a -20 gradi. Le forti nevicate e soprattutto il pericolo valanghe rende troppo rischioso percorrere strade e sentieri. Il gruppo sarebbe riuscito a mettersi in contatto con i famigliari attraverso un telefono satellitare. Hanno detto che si trovano al sicuro nel monastero, ma saranno costretti ad aspettare che il maltempo lasci l’area. Probabilmente sarà necessario l’intervento degli elicotteri per riportarli a bassa quota. Strade e sentieri non sono più percorribili a causa delle pesanti nevicate e anche le comunicazioni attraverso la normale rete di cellulari sarebbe interrotta.

Dopo precipitazioni ininterrotte che sono durate per 60 ore consecutive, i mezzi spalaneve hanno provato a liberare le strade ma senza successo. La valle di Spiti si trova in Himachal Pradesh, nel Nord dell’India. Nascosta al turismo fino ai primi anni Novanta ora è diventata un paradiso soprattutto per gli amanti del trekking. In quell’area infatti si respira ancora la cultura dell’antico Tibet. Spiti significa infatti “Terra di mezzo“. Villaggi e monasteri in alta quota sono stati occupati a più ondate dai profughi fuggiti dal Tibet perché perseguitati dalla Cina e oggi al loro interno la vita freme anche grazie al turismo che si spinge fino a quelle quote. Solitamente è più frequentata da primavera all’autunno perché nei mesi invernali, proprio come è accaduto in questi ultimi giorni, i passi restano chiusi a causa delle forti nevicate.