LORENZO CRESPI
Cronaca

Maxi-corteo per la Beko di Cassinetta, sciopero contro gli esuberi: “Il sito non si tocca”

Oltre mille lavoratori hanno scelto di protestare. Previsti 541 tagli nel reparto frigo. I sindacati: “Questo è un piano di distruzione aziendale”

Cassinetta di Biandronno, in più di mille hanno scelto di protestare. Previsti 541 tagli nel reparto frigo. I sindacati: questa è distruzione.

Cassinetta di Biandronno, in più di mille hanno scelto di protestare. Previsti 541 tagli nel reparto frigo. I sindacati: questa è distruzione.

CASSINETTA – La partecipazione è stata davvero massiccia. Più di 1.000 i dipendenti del sito Beko di Cassinetta di Biandronno, nel Varesotto, che hanno risposto all’invito lanciato dai sindacati all’indomani del tavolo ministeriale di mercoledì, che ha delineato un futuro tragico per lo stabilimento di Biandronno, il più grande impianto di produzione di elettrodomestici in Italia: 541 gli esuberi annunciati dall’azienda per il comparto della refrigerazione, con il taglio di due delle attuali cinque linee produttive di frigoriferi. Ma c’è preoccupazione anche per il settore impiegatizio: dei circa 700 dipendenti a rischio in Italia un terzo (almeno 220) sono proprio a Cassinetta.

A tremare è tutta la fabbrica nel suo complesso, perché un ridimensionamento del settore che non rende più, causa mercato saturo e concorrenza cinese (il freddo), rischia di compromettere anche quello che ancora funziona (il caldo, ovvero forni e microonde). Un sito così grande del resto ha costi fissi tali che sarebbero difficilmente gestibili con un’attività quasi dimezzata. Per Cassinetta Beko ha annunciato la continuità delle produzioni attuali fino al 2025, con i prospettati tagli che diventerebbero realtà dal 2026. E va ancora peggio agli altri siti: per Siena e Comunanza è prevista addirittura la chiusura.

Per questo ieri in tutti gli stabilimenti italiani si sono svolte iniziative di mobilitazione: a Cassinetta lo sciopero è iniziato all’alba, a partire dalle 6 con il primo turno. Ed è poi proseguito per tutta la giornata, con 8 ore di fermo per ciascun turno. Dopo il blocco della portineria e le comunicazioni dei delegati alle 9.30 è partito il corteo che ha visto gli operai scendere in strada sulla provinciale fino a Ternate, per proseguire poi all’interno dello stabilimento. Alla parte visiva con una grande quantità di bandiere bianco-verdi, rosse e azzurre di Fim, Fiom e Uilm, si è affiancata quella “acustica“, con il suono incessante dei fischietti e le rivendicazioni sindacali ripetute al megafono.

"Cassinetta non si tocca" lo slogan più gettonato, affiancato da altri indirizzati alla multinazionale turca Arcelik. In prima fila insieme ai lavoratori i delegati delle tre sigle. Presenti i rappresentanti delle Rsu di sito e i segretari provinciali di categoria: Gennaro Aloisio della Fim Cisl dei Laghi, Nino Cartosio della Fiom Cgil e Fabio Dell’Angelo della Uilm Uil. In corteo anche i tre segretari provinciali confederali: Stefania Filetti (Cgil), Daniele Magon (Cisl) e Antonio Massafra (Uil).

"Questo è un piano di distruzione industriale: è inaccettabile. Con questo piano muore una provincia, muore un paese e non c’è nessuna fabbrica al sicuro, perché pian piano dismetteranno i vari siti", dice Aloisio. "Hanno presentato un piano commerciale: è evidente che con le loro dismissioni non c’è futuro per le fabbriche in Italia". All’iniziativa di ieri ne seguiranno altre, ancora in fase di programmazione, che si terranno da qui al 10 dicembre, la data in cui è stato fissato il prossimo incontro con l’azienda al Ministero delle imprese e del Made in Italy. La vertenza si prospetta molto lunga.