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6 mag 2022

La guerra fa paura alle imprese

La rilevazione di Univa: il campione d’imprenditori intervistati a fine marzo dichiara d’aver ridotto la produzione

lorenzo crespi
Cronaca
Il 9% delle imprese del territorio ha messo in atto stop produttivi superiori al 40%
Il 9% delle imprese del territorio ha messo in atto stop produttivi superiori al 40%
Il 9% delle imprese del territorio ha messo in atto stop produttivi superiori al 40%

di Lorenzo Crespi

Gli effetti della guerra in Ucraina e l’aumento dei costi dell’energia mettono a dura prova il mondo dell’impresa varesina. Univa ha fotografato le conseguenze delle crescenti tensioni internazionali con un sondaggio presso i propri associati, da cui è emerso che un’impresa su cinque ha già subito ripercussioni. È del 19,1% infatti la quota di realtà manifatturiere della provincia che a fine marzo ha dovuto ridurre la propria produzione. A frenare l’industria sono anche i rincari e le difficoltà di approvvigionamento sul fronte delle materie prime e dei semilavorati, aggravati dalla difficile situazione in Est Europa.

Tra le imprese che hanno registrato un calo della produzione il 52,4% ha contratto i livelli entro la soglia del 20%, mentre il 9,5% ha dovuto mettere in atto stop produttivi per oltre il 40%.

Ma questo rischia di essere solo l’inizio: se la guerra continuerà le conseguenti tensioni sui mercati delle commodity e dell’energia rischiano di causare ulteriori cali nei ritmi di produzione, anche nel restante 80,9% delle imprese che ad oggi non hanno registrato il segno meno. Il 34,1% delle imprese intervistate prevede una riduzione o interruzione della produzione entro i prossimi 3 mesi. Nella quasi totalità delle imprese varesine sondate (97,3%) il problema ritenuto "importante" o "molto importante" è l’aumento del costo dell’energia.

Le difficoltà sono anche nell’accesso al mercato, se è vero che il 42,7% delle imprese segnala diminuzioni e ostacoli alle esportazioni. Per quanto riguarda le materie prime quelle per cui le imprese varesine registrano i maggiori problemi di reperimento o di aumento dei costi sono acciaio, rame e nickel, le cui principali fonti di provenienza sono Russia e Ucraina. Il 43,2% delle aziende cerca dunque in Cina ciò che non trova più dai propri classici partner internazionali. Per far fronte alla situazione le imprese varesine devono rivedere i prezzi di vendita per salvaguardare almeno in parte i propri margini. "Siamo di fronte ad una situazione drammatica - commenta il presidente di Univa Roberto Grassi - le difficoltà sono diffuse in tutti i settori".

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