Aveva tentato di soffocare la zia. Sconterà sette anni di carcere

In tribunale a Varese il processo a Cristian Abis, 29 anni, accusato di tentato omicidio della parente. La donna l’aveva ospitato in casa perché il giovane aveva avuto problemi di convivenza con la compagna.

Aveva tentato di soffocare la zia. Sconterà sette anni di carcere
Aveva tentato di soffocare la zia. Sconterà sette anni di carcere

È stato condannato a sette anni di reclusione in primo grado, al termine del processo che si è svolto in Tribunale a Varese, Cristian Abis, il giovane di 29 anni accusato di tentato omicidio per aver cercato di soffocare la zia acquisita, quarantenne, nella sua casa a Cittiglio, dove era ospitato da qualche tempo, dal momento che aveva problemi di convivenza con la sua compagna, usando uno strofinaccio imbevuto di ammoniaca, l’accusa aveva chiesto una pena più pesante. Per il pubblico ministero il giovane avrebbe dovuto scontare in carcere dodici anni e cinque mesi.

L’episodio risale alla mattina del 20 marzo di quest’anno quando – secondo il racconto della donna – presente in aula, il giovane l’aveva aggredita nel letto, mentre stava ancora dormendo con i figli piccoli. Ne era seguita una colluttazione, in seguito alla quale la donna era riuscita a divincolari e a scappare per lanciare l’allarme, chiamando i soccorsi. Un gesto che sarebbe stato provocato dall’abuso di alcol e di stupefacenti da parte del giovane, reduce da una nottata di eccessi.

Una condizione che avrebbe offuscato i ricordi dell’imputato che in aula non ha saputo ricostruire con precisione l’episodio raccontato invece dalla vittima. La ricostruzione della donna non ha invece convinto il difensore del ventinovenne, avvocato Corrado Viazzo, secondo il quale l’ammoniaca "usata in casa per le pulizie" non avrebbe potuto causare la morte della donna anche perché "l’aggressione è durata pochi secondi". La tesi della difesa non ha tuttavia convinto i giudici del collegio che ieri hanno condannato il ventinovenne a 7 anni di reclusione.

Il tribunale di Varese ha inoltre disposto un risarcimento di 25 mila euro per la quarantenne e la sospensione della responsabilità genitoriale dell’imputato durante il periodo di esecuzione della pena, che ha visto per la prima volta la figlia, avuta dalla compagna,durante la detenzione.