Matteo Pasquetto
Matteo Pasquetto

Varese, 11 agosto 2020 -  È stata una tragica fatalità a portarsi via Matteo Pasquetto, uno dei più promettenti alpinisti italiani venerdì scorso mentre scendeva dalle Grandes Jorasses, nel gruppo del Monte Bianco. La conferma arriva anche dall’amico e compagno di cordata Matteo della Bordella, che era con lui in quel momento. Si stavano gustando ancora momenti di grande gioia dopo aver aperto una nuova via sulla parete Est delle Jorasses, quando è bastato un attimo e tutto è cambiato per sempre. Con loro c’era anche Luca Moroni. Erano ormai fuori dalle difficoltà, all’altezza delle Rochers del Reposoir, e proprio per quello non erano legati.

«Stavamo scendendo su un percorso facile. Si è sbilanciato ed è precipitato", hanno raccontato. "Non ci sono parole, non ci sono risposte. Ci sono solo tanti pensieri e domande, una su tutte rimbomba nella mia testa dall’ultimo momento in cui ti ho visto: “perché è successo a te e non a me? Perché è successo a te e non a me –? si chiede ora il presidente dei Ragni di Lecco che con Matteo Pasquetto aveva un legame speciale –. L’immagine di te che camminavi pochi passi avanti a me e di quella tragica scena stampata nella mia mente mi riportano alla realtà. Quei momenti rimarranno impressi nella memoria come ferite profonde che a fatica si rimarginano e che non si cancellano. Il ricordo della persona e dell’amico che sei stato per me e per tanti di noi rimarrà per sempre ancora più vivo e lucido che mai".

Una tragedia che lascia ancora più spaesato Della Bordella, varesino come Pasquetto, dopo che in primavera è scomparso sotto una valanga anche Matteo Bernasconi, l’altro suo grande compagno di cordata durante alcune delle imprese più belle realizzate in Patagonia negli ultimi anni. Proprio su quelle cime la cordata dei “Los Mateos“ (così era stata battezzata dall’altra parte del mondo) aveva ottenuto dei bei successi durante l’ultimo inverno. La fotografia che li ritrae sorridenti sulla cima Aguja Standhardt, con alle spalle i funghi di ghiaccio del Cerro Torre e della Torre Egger è diventata un triste ricordo. Berna e Pasquetto non ci sono più. "Quando rivedo in foto noi tre in cima alla Standhardt mi sembra tutto un brutto sogno", commenta Della Bordella. I tre Matteo avevano avevano un sogno nel cassetto, ancora più ambizioso. Volevano scalare la parete est del Cerro Torre lungo l’immenso “diedro degli inglesi“.

Una via mai completata su una parete gigantesca, difficile e che fa parte della storia dell’alpinismo. Della Bordella e Pasquetto ci avevano già provato un paio d’anni fa, mentre Bernasconi era stato bloccato da un infortunio. "Quando un anno e mezzo fa siamo andati in Patagonia insieme - ricorda ancora Della Bordella - solo noi due, avevo delle ottime sensazioni e pensavo fossi il compagno giusto per quel sogno forse più grande di noi sul Cerro Torre. Con te per la prima volta ho percepito il cambio generazionale quando mi sono arenato sul primo tiro del diedro degli inglesi e sei stato tu, con il tuo buon umore e la tua calma a darmi il mitico “pugnetto” in sosta e a prendere il comando, forse non te ne sei reso conto, ma per me ha significato moltissimo. Mi hai spalancato davanti una porta ed allo stesso tempo hai dato anche a me energie nuove da investire nella nostra cordata". Il funerale di Matteo Pasquetto si terrà oggi nella chiesetta di Entreves a Courmayeur nel giorno del suo 26esimo compleanno.