Noureddine Hannach al suo rientro in via Carso
Noureddine Hannach al suo rientro in via Carso

Albizzate (Varese), 26 giugno 2020 - Nabila è la sorella di Fouzia, è arrivata in mattinata dalla Francia e ha raggiunto l’abitazione in via Carso. Apre la porta ai giornalisti, il velo le incornicia il volto, gli occhi sono gonfi di lacrime, non parla l’italiano. In francese dice "Ho parlato due giorni fa con mia sorella e con i bambini". Si intuisce che erano molto legate le due donne. "È una tragedia, sono sconvolta, non ho altre parole". Arriva Noureddine, è accompagnato dal fratello che lo sostiene tenendogli il braccio, con loro alcuni amici. È distrutto, davanti ai giornalisti che lo aspettavano fuori dalla palazzina scrolla la testa, con un filo di voce le sue uniche parole: "Non parlo, sto male". Una famiglia serena quella di Noureddine e Fouzia, che si erano stabiliti ad Albizzate sei anni fa, lei mamma a tempo pieno, lui un lavoro sicuro come meccanico a Caronno Varesino e tanti sogni da realizzare insieme.

«Una bella famiglia – dicono alcuni amici che li conoscevano da tempo – La tragedia di Noureddine è la nostra, siamo una grande famiglia, e ora dobbiamo aiutarli, Noureddine e Adam hanno bisogno di noi". Si affaccia dal balcone Concetta, è una giovane mamma, abita da pochi mesi al primo piano della palazzina. "Mi sembra impossibile non rivedere Fouzia e i suoi bambini - dice - Ancora non riesco a credere a quella morte assurda". Concetta ricorda l’ultimo saluto di Fouzia. "Ci siamo viste la mattina di mercoledì - racconta – Mi ha salutato, come sempre, sorridendo, era in cortile con il piccolo Soulaymane, che frequentava l’asilo con la mia bambina, il bimbo girava in bicicletta, una grande vivacità e lei lo seguiva attenta. Chi poteva pensare che sarebbero stati gli ultimi momenti in cui li vedevo vivi?". Nel pomeriggio la tragedia. Fouzia era uscita con i bambini, una passeggiata, come faceva spesso, ma è stata l’ultima, di una mamma felice con i suoi bimbi, la più piccola Yaoucut nel passeggino, Soulaymane, poco più avanti con la sua bicicletta, da cui non si separava mai e Adam, il più grande che si è salvato, richiamato da un amico sull’altro marciapiede.

«Non riesco ancora a credere che non li vedrò più - continua l’inquilina del primo piano - Fouzia era una persona educata, gentile, con cui era facile comunicare. Il fatto che i nostri figli frequentassero lo stesso asilo era un motivo in più per chiacchierare quando c’era tempo. Continuo a pensarla, a quel suo saluto di mercoledì ". In via Carso continua il mesto via vai di amici e di connazionali. "Non li conosciamo personalmente – dicono alcuni cittadini originari del Marocco che risiedono in comuni vicini – ma questa è una tragedia enorme, tocca tutti quanti, e siamo qui per esprimere la nostra vicinanza". Noureddine era un uomo felice, un lavoro, una bella famiglia, ma nel paese in cui stava realizzando i suoi sogni un tragico destino gli ha tolto i suoi tesori, la moglie e due figli. Nel figlio salvo per miracolo dovrà trovare la forza per andare avanti.