Milano - C'è il tema degli italiani di seconda generazione, quello delle periferie da salvare e della gentrificazione, ci sono la diversità e l'accettazione, l'impegno sociale. Ma anche l'amicizia, l'amore e l'importanza di fare gruppo. Ma soprattutto ci sono bravissimi attori di colore, chi già rodato e chi alla prima esperienza, a dispetto di chi dice che in Italia non esistono attori neri. E se ci sono, a loro sono riservati solo i ruoli da immigrato. C'è tutto questo nella nuova serie che sta per debuttare su Neflix, attesa per mercoledì 21 aprile, in Italia e in 190 Paesi nel mondo. Si chiama "Zero", è una nuova produzione originale italiana Netflix in otto episodi, nata da un'idea di Antonio Dikele Sistefano, dal cui libro "Non ho mai avuto la mia età" è liberamente tratta la storia. Produce Fabula Pictures con la partecipazione di Red Joint Film. 

Ecco tutto quello che c'è da sapere su Zero. 

La trama

Zero racconta la storia di Omar, ragazzo italiano di origini italiane che vive nel Barrio, quartiere della periferia di Milano. Omar/Zero è timido, riservato, ama i manga e li disegna con un protagonista nero. Consegna pizze per racimolare abbastanza soldi e spiccare il volo, scappando via da casa e dal Barrio. Si sente sempre fuori posto, invisibile. Per lui il destino invece ha in mente qualcosa di diverso. Omar scopre di avere uno straordinario superpotere: diventa invisibile. Non è un supereroe, ma un eroe moderno che decide di mettere il suo potere al servizio del quartiere, che si trova in pericolo. Scoprirà così anche l’amicizia di Sharif, Inno, Momo e Sara, e forse anche l’amore per Anna.

L'autore

Antonio Dikele Distefano è nato a Busto Arsizio nel 1992 da genitori angolani. Ha all'attivo già diversi romanzi: Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, Prima o poi ci abbracceremo, Chi sta male non lo dice, Non ho mai avuto la mia età e Bozze. Ha scritto la serie Zero, creata da Menotti (già co-sceneggiatore del bellissimo Lo chiamavano Jeeg Robot), insieme a Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Carolina Cavalli e Lisandro Monaco. "In Zero - spiega - c'è un bel po' della mia storia di ragazzo 'afroitaliano' vissuto fuori dal centro, in tutti i sensi. Zero è la storia di chi accetta la propria diversità". Ma attenzione, anche se i protagonisti di questa serie sono quasi tutti italiani di colore, "non bisogna fare l'errore di pensare che Zero parli di tutti i ragazzi di seconda generazione. Parla di valori e sentimenti, che sono validi a prescindere dal colore. Quando il colore della pelle non sarà più al centro del dibattito, quando sarà normale vedere serie italiane con persone di altre origini, allora finalmente quella sarà la normalità. Avremo vinto quando parleremo della storia e non del nostro colore"

I protagonisti

I ragazzi di Zero

Zero/Omar è il protagonista. Lo interpreta magistralmente Giuseppe Dave Seke, alla sua prima esperienza attoriale. "Pensavo di non essere all'altezza, quando pronunciavo il nome Netflix mi tremava la voce". Giuseppe Dave è arrivato a Zero rispondendo al video di selezione su consiglio di un amico. 

Anna (interpretata da Beatrice Grannò) è una ragazza milanese di estrazione borghese. Mentre suo padre ha sempre cercato di darle tutto quello che hanno le sue amiche, per Anna non potersi permettere certi agi non è mai stato un problema, ma anzi un modo per mantenere un contatto con il pianeta terra. Quando incontra Zero, scopre un ragazzo capace di accettarla per quello che è realmente. 

Sharif (interpretato da Haroun Fall) è di origini nigeriane. Si impegna per difendere il Barrio dalle scorribande di teppisti sconosciuti che vogliono cacciare i vecchi abitanti dal quartiere. "Quando ho visto il video della selezione - spiega Haroun Fall - ho pensato che stava andando nella stessa direzione in cui sto andando io come persona e come attore. Dovevo far parte del progetto".

Inno (Madior Fall), fa parte del gruppo, è un fenomeno del calcio e all'inizio non si fida di Zero. "Nasco come modello - spiega Madior - ma questa esperienza era un'opportunità più unica che rara che non volevo perdere. 

Sara (Daniela Scattolin) è la vera leader della banda: anche se Sharif comanda, lei decide. Ha un lavoro, una sala prove, ha una macchina, è un po' la "mamma" del gruppo. Spiega Daniela: "Quando ho visto il video di Antonio (Distefano) mi sono chiesta perché la mia agenzia non mi avesse proposta. Volevo ardentemente far parte di questo progetto. E ho fatto bene".

Momo (Richard Dylan Magon) è il cuore del gruppo. Quello che riesce a superare ogni difficoltà con un sorriso. Ed è così anche nella vita, per Richard: "Il mio superpotere è saper fra ridere la gente - racconta -. Per far parte di Zero ho mandato una video candidatura, facevo l'operaio e ho pensato di non aver nulla da perdere".

Awa (Virginia Diop), è la sorella di Zero, è spigliata e popolare. È bella, solare e ama la pallavolo. Ascolta cantanti pop italiani,  guarda programmi nazional-popolari e adora il made in Italy. La interpreta Virginia Diop: "Ho preso parte a un film, in precedenza, e facevo la parte dell'immigrata". 

La colonna sonora

La colonna sonora scandisce il ritmo della storia "di strada" in modo perfetto con la partecipazione di artisti italiani e internazionali contemporanei. Il compositore delle musiche, ideate appositamente per Zero, è Yakamoto Kotzuga. Tra i brani principali presenti nella colonna sonora, l’inedito di Mahmood che ha anche accompagnato il trailer, dal titolo Zero, scritto da Mahmood, Petrella, Faini e prodotto da Dardust, che chiude la serie e che farà parte del nuovo album di Mahmood in uscita in primavera. Non solo: Mahmood è stato music supervisor dell’ultimo episodio, per il quale ha curato la selezione musicale.

Nel primo episodio è  presente il brano Red Bull 64 Bars x Zero di Marracash prodotto da Marz, dal titolo “64 barre di Paura”. La soundtrack spazia tra rap, urban, trap e R&B: Tha Supreme con Blun7 a Swishland, Emis Killa con Fuoco e Benzina, Bloody Vinyl, Slait, Tha Supreme feat. Mara Sattei e Coez con Altalene, Madame con Voce e  Ginevra con Rajasthan. Tra i brani internazionali: Lil Wayne con Uproar, Alborosie con Cry, Amadou and Mariam feat. Manu Chao con Sénégal Fast Food, Nahaze con Behind e Ama Lou con Northside.

I temi

Inclusione, multiculturalità, diversità: sono questi i temi al centro della storia, anche se l'autore Distefano ammette che "non mi piace la parola diversità, Zero vuole raccontare la normalità". Il progetto, diretto da quatrto registi (Paola Randi, Mohamed Hossameldin, Margherita Ferri, Ivan Silvestrini) è comunque inevitabilmente nuovo e pionieristico: finalmente mette al centro italiani chiamiamoli di seconda generazione. Di certo italiani che ci sono, esistono, e che finora il cinema e la tv italiani hanno fatto finta di non vedere. "Quando ero più giovane - spiega DiStefano - mi dicevano che ero il nuovo. Anche ora mi dicono che sono il nuovo: ho 28 anni, come posso essere ancora il nuovo? Sono convinto che il cambiamento passi dal business: Zero secondo me sarà l'inizio di un cambiamento". 

C'è poi un altro tema molto interessante: la presa di coscienza del posto a cui si appartiene. Il Barrio infatti è un quartiere popolare che però sta subendo una sorta di gentrificazione "forzata": non solo il caro affitti sta cacciando gli abitanti, ci si mette pure un'immobiliare senza scrupoli a minacciare la serenità della zona. Ecco che Omar e i suoi amici scoprono l'importanza di lottare per il proprio posto. 

Dove vedere Zero 

Zero è una produzione originale Netflix, debutterà fra due giorni, mercoledì 21 aprile, sulla piattaforma e in tutti i Paesi del mondo in cui il servizio è attivo: 190. 

Curiosità 

Zero è ambientato nella periferia milanese, il BarrioSi tratta della Barona, che traspira la sua identità da ogni inquadratura. Il protagonista Zero lavora come rider, una scelta narrativa presa prima della pandemia, quando questa figura è "esplosa". La bicicletta come mezzo per spostarsi è servito anche per cucire il centro, dove Zero/Omar consegna le pizze e dove conosce Anna, e la periferia dove vive. 

Un'altra curiosità riguarda proprio la pandemia: la lavorazione della serie è iniziata quando tutta l'Italia è stata chiusa in lockdown. Gli attori sono stati chiusi per tre mesi in albergo a Roma e hanno avuto modo di conoscersi e affezionarsi. "Siamo diventati amici - raccontano - ci sentiamo tutti i giorni".