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11 apr 2022

Subsonica contro le sirene di guerra

Max Casacci “ideologo“ del gruppo: "Nel ’99 annullammo un tour per protesta contro le bombe su Belgrado". E ora sbarcano all’Alcatraz con “Ali scure“

11 apr 2022
andrea spinelli
Cultura
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Milano - Un fischio lungo, cupo, raggelante. Il concerto con cui i Subsonica sbarcano oggi e domani sera all’Alcatraz (e il 30 aprile al Live Club di Trezzo sull’Adda) si apre col grido delle sirene di Kiev e le parole dure come pietre di quella “Ali scure” in cui i giorni sono “lontani” e i suoni “distanti”. "In ventisei anni di cammino il tema della guerra ci ha visti sempre in prima linea" racconta Max Casacci, chitarrista e “ideologo” della band torinese. "Nel ’99 arrivammo addirittura ad annullare un tour nelle Feste dell’Unità in segno di protesta verso il governo di centrosinistra che appoggiava i bombardamenti su Belgrado. In questa occasione abbiamo deciso di non aggiungere parole al fiume che scorre da febbraio, ma dire la nostra attraverso una canzone scritta ai tempi dell’invasione dell’Iraq che racconta lo stato d’animo di una persona chiusa in casa durante una notte di bombardamenti. Un modo per provare a trasportare tutti nella realtà paurosa di quelle quattro mura".

Come si vive il clima della tournée in un contesto così drammatico?

"Da un lato la guerra aleggia, perché la realtà non la puoi chiudere fuori dalla porta, ma c’è anche una reazione sbalordita perché, dopo due anni di limitazioni e di distanze, non sembra vero di essere ritornati al rito live di una volta. Ecco perché la reazione emotiva è fortissima, il ponte con un passato che sembrava ormai lontanissimo".

Cosa cambia rispetto al tour dell’estate scorsa?

"Va detto che questo giro di concerti è ‘precedente’ a quello. Svolgendosi, infatti, nei locali s’era ritrovato congelato dalla pandemia; avrebbe dovuto celebrare il ventennale di ‘Microchip emozionale’ e invece, per cause di forza maggiore, di anni ne celebra ventidue".

Per festeggiare la ricorrenza in maniera meno referenziale possibile avevate trasformato “Microchip emozionale” in “Microchip temporale” registrandolo nuovamente assieme ad uno stuolo di colleghi e amici. Cosa resta nello spettacolo di quelle collaborazioni?

"Cerchiamo di onorarle accogliendo ogni sera degli ospiti. A Milano, ad esempio, oltre al rapper Ensi, presenza fissa del tour, ci saranno Willie Peyote e qualche altra sorpresa".

Oltre a questo tour, cos’ha in agenda?

"Dopo aver messo in musica i rumori della natura e quelli delle città, ho fatto ‘suonare’ Monica Bellucci per un docufilm intitolato ‘The girl in the fountain’, la ragazza nella fontana, dedicato ad Anita Ekberg. Una sorta di parallelo tra la figura dell’attrice umbra e il mito di quella svedese. Ho passato un’ora con Monica facendole fare qualsiasi tipo di vocalismo, poi ho preso il tutto, l’ho montato con l’aggiunta di alcuni strumenti musicali e ne ho tratto un brano. Ho messo in musica pure il ticchettio della macchina per scrivere di Beppe Fenoglio, usandola come ritmica per un brano jazz commissionato in occasione del centenario della nascita. Ora, però, questo tour dei Subsonica sta funzionando da acceleratore per tornare a fare cose assieme ai miei compagni".

 

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