SIMONA BALLATORE
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L’edificio parlante dell’ateneo. Il rosso Iulm, un ponte aperto. E il coraggio al di là dei binari

Zucchi: "La nuova palazzina farà parte della famiglia del campus ma avrà la sua forte identità". Aule, piscina, spazi nuovi per la socialità e un grande schermo per annunciare l’università.

L’edificio parlante dell’ateneo. Il rosso Iulm, un ponte aperto. E il coraggio al di là dei binari

L’edificio parlante dell’ateneo. Il rosso Iulm, un ponte aperto. E il coraggio al di là dei binari

La cintura ferroviaria, il passato industriale del quartiere, il rosso mattone dell’università Iulm, che ha dato una vocazione nuova alla Barona. Il nuovo progetto firmato dallo studio Cino Zucchi Architetti con Ortus prende il via da questi tre elementi e li cuce insieme per dare forma a un nuovo palazzo dell’università: un edificio "parlante" da 6.200 metri quadri.

"La cintura ferroviaria ha collegato luoghi distanti ma separato luoghi vicini – spiega l’architetto Zucchi –. Come le mura spagnole segnavano la divisione tra centro e prima periferia, l’anello ferroviario segna discontinuità. In questo quadro Iulm rappresenta un caso studio interessante: all’origine era al di là dei binari in un luogo non così centrale; ma la sua forza di attrazione ha creato un nuovo polo, in maniera simile ad altre zone di Milano, trasformate da atenei la cui qualità richiama studenti italiani e stranieri".

Iulm è stata pioniera - secondo Zucchi - a porre le sue radici su quell’area industriale che cercava una nuova destinazione. La prima immagine dalla quale sono partiti i due studi vincitori è questa: "Il coraggio dell’ateneo di saltare le nuove mura della città, ovvero la cintura ferroviaria".

"Come Porta Genova anche la zona della Barona è stata contraddistinta da un ricambio puntuale nel riuso di strutture esistenti e talvolta di sostituzione edilizia – prosegue Zucchi –. Un mix di funzioni che ha generato vitalità e iniziative culturali attorno alla Iulm". Un’università che cresce, cerca spazi e li trova in un altro edificio in attesa di vita nuova che si trova in via Russoli. Un edificio che richiama il passato industriale con la sua copertura a shed e che è stato utilizzato poi come palestra e fitness center. L’ateneo, dopo averlo comprato, ha lanciato un concorso a inviti: ha vinto l’idea progettuale di Cino Zucchi Architetti con Ortus di Paolo Catrambone e Maria Ave Romani. "Riprendiamo la matrice rosso mattone, a ricordare che anche il nuovo edificio fa parte della famiglia Iulm – spiega Zucchi – ma diamo ad esso una propria riconoscibilità: un elemento a sbalzo che abbraccia il giardino esistente e arriva fino all’angolo dell’isolato". La “fratellanza” con gli altri edifici del campus è rimarcata dalle scale che salgono libere nell’atrio vetrato nell’edificio e che richiamano le scale mobili della Iulm e quelle che avvolgono l’edificio-fratello Iulm 6.

Non ci saranno solo aule (due da 300 posti ciascuna, alcune da cento e altre di taglio più piccolo), ma anche una piscina, una cafeteria e spazi studio che rispondano alle nuove modalità didattiche e al bisogno di spazi informali per lavori a piccoli gruppi e una nuova convivialità.

L’investimento è di 20 milioni di euro, sostenuti interamente dall’università guidata da Gianni Canova. L’auspicio è che sia pronto - e arredato - tra due anni e mezzo o tre. Torna alla ferrovia Zucchi: "Arrivando da Romolo, sarà il primo edificio che vedranno gli universitari. Ci sarà un grande schermo a Led, segno perfetto per un’università che si occupa di comunicazione. Integriamo l’elemento solido dell’architettura con un elemento mediatico e immateriale". Senza attingere dal repertorio, "perché ogni progetto è per noi una nuova invenzione site-specific, tagliata su misura per il tema, in questo caso il tema Iulm". L’edificio è un "ponte aperto" che costituisce la porta di un campus poroso e animato, tra baretti e residenze. E attirerà l’attenzione con la sua “proboscide“. "Non uso il termine ’iconico’ perché è abusato, ma ogni tanto avere edifici che figurativamente sono ’sopra soglia’ aiuta a dare identità a un luogo". Soprattutto a un grande quartiere che ha superato la classica sfida di richiamare solo chi ci abita e spalanca le sue porte ai giovani e a iniziative culturali interessanti.