Valfurva (Sondrio), 7 ottobre 2018 - L'estate ha segnato un altro periodo “terribile” di ablazione o scioglimento per i ghiacciai alpini in generale, per quelli italiani in particolare e, quindi, per quelli lombardi e valtellinesi.

«La fase di intenso regresso che sembrava poter rallentare grazie alle intense nevicate è invece accelerata grazie a una primavera che ha avuto insoliti picchi termici e a un’estate che ha alternato giornate caldissime a giornate piovose anche ad alta quota», afferma il già professor di Geografia Fisica Claudio Smiraglia del Dipartimento Scienze della terra dell’Università statale di Milano. «I primi risultati dei rilievi sui singoli ghiacciai confermano quanto emerso dai dati di confronto dei vari inventari glaciali - aggiunge -. Questi ultimi indicano, ad esempio, che per la Valtellina, intesa in senso stretto, quindi senza la Valchiavenna, si è passati da una superficie glaciale di 81 chilometri quadrati negli anni Sessanta, ai 64 kmq del 2007, sino ai 56 kmq del 2016. Questi sono i dati di una ricerca internazionale, cui partecipa anche l’Università di Milano, elaborati dal dottor Davide Fugazza che sta inventariando tutti i ghiacciai delle Alpi, basandosi su immagini da satellite».

L’agonia non risparmia il gigante bianco del Suretta Sud, in alta Valle Spluga, laterale della Valchiavenna: nonostante le abbondanti precipitazioni nevose invernali, gli accumuli eolici favoriti da correnti settentrionali e la particolare esposizione, lo spessore del ghiaccio si è già ridotto di oltre 2 metri nella parte bassa. «I ghiacciai, in Lombardia - spiega Andrea Toffaletti, del Servizio Glaciologico Lombardo - negli ultimi 30 anni si sono dimezzati. Dalla fine degli anni Ottanta a oggi si sono persi 25 kmq. In provincia di Sondrio si perdono circa 15-20 metri all’anno e circa due metri e mezzo di spessore. In altre aree è ancora peggio: si arriva anche a 20». Per i dati raccolti sui ghiacciai si può fare riferimento ai due “laboratori” a cielo aperto, sui quali operano i ricercatori dello stesso ateneo: il ghiacciaio dei Forni e quello della Sforzellina, situati in territorio di Valfurva. Il Forni non esiste più come struttura unitaria dal 2015, quando si è frammentato in 2 o 3 ghiacciai separati. «L’incertezza sul numero di ghiacciai - spiega ancora Smiraglia - deriva dal fatto che mentre la colata orientale (dalle Cime di Peio al Palon della Mare) è nettamente separata e autonoma, quella centrale (dalle Cime di Peio al San Matteo) e quella Occidentale (dal San Matteo al Tresero) sono ancora collegate nel settore superiore, anche se la lingua di quella occidentale non confluisce più in quella centrale. Il settore inferiore dei Forni sta letteralmente collassando, come evidenziato dai ricercatori diretti dalla professoressa Guglielmina Diolaiuti e del Politecnico di Milano guidati dal professor Marco Scaioni».