Uno dei massi franati sulla strada dal monte Ruinon
Uno dei massi franati sulla strada dal monte Ruinon

Valfurva (Sondrio), 21 agosto 2019 - Il Ruinon torna a far paura. Un grosso masso di 90 metri cubi si è staccato la notte scorsa ed è rotolato a valle spaccandosi in due blocchi e abbattendo parte delle barriere mobili installate per proteggere maggiormente la strada. Il più imponente, di 60 metri cubi, ha invaso la carreggiata della provinciale che porta al passo del Gavia, mentre l’altro di 25 metri cubi ha fermato la sua corsa a una sessantina di metri dalla strada.

Il distacco è avvenuto a circa 365 metri di quota intorno alle 5 di ieri, orario in cui la Strada provinciale 29 è ancora chiusa (era percorribile dalle 7 alle 21) in seguito ai provvedimenti presi lo scorso giugno quando i geologi e i tecnici di Arpa avevano rilevato «livelli di spostamento della frana mai verificatisi in passato». Ma dopo l’ultimo distacco, la strada tra Sant’Antonio e Santa Caterina Valfurva è totalmente chiusa fino a data da destinarsi, e «al momento la località di villeggiatura è raggiungibile o attraverso il passo del Gavia dal versante di Brescia o utilizzando la strada sul versante sinistro orografico (la pista forestale d’emergenza, ndr) percorribile solo con mezzi 4x4 autorizzati», l’aggiornamento dell’assessore regionale a Enti locali e montagna, Massimo Sertori. Una tragedia sfiorata che conferma l’estrema fragilità del territorio. Per tutta la giornata di ieri gli esperti del Centro di monitoraggio geologico di Arpa Lombardia hanno analizzato i dati provenienti dalle apparecchiature installate nella zona della frana, in stretto contatto con i tecnici di Comune, Provincia e Regione impegnati a far fronte all’ennesima emergenza legata al maltempo.

Sono state proprio le violente piogge di metà giugno a rimettere in movimento la frana del Ruinon oltre che a provocare gli ingenti danni registrati non soltanto in provincia di Sondrio ma anche nel Lecchese e nel Bresciano. Per questo il dipartimento di Protezione civile ha deciso lo stanziamento di 3 milioni e mezzo di euro per fare fronte ai primi interventi urgenti, sessanta in tutto. Di questi, oltre 2,5 milioni sono destinati al ripristino dei servizi pubblici essenziali, delle infrastrutture e delle reti strategiche, oltre alle misure per garantire continuità amministrativa nelle zone colpite, e più di 900mila euro per l’assistenza alla popolazione. E ieri il Comune di Brescia ha chiesto il riconoscimento dello stato di emergenza per potere poi avviare la raccolta delle domande di risarcimento. Conta dei danni anche nel Lodigiano e nel Cremasco travolti dalla tromba d’aria del 12 agosto: nell’area di Crema sono state presentate richieste per 25 milioni, mentre nella zona di Lodi per ora si parla di 2,5 milioni.