Quei partigiani di città: "I nonni beffarono i nazisti. Così nascosero le armi"

La bisnipote riporta alla luce la storia di Francesco Ramponi e Maria Gallizioli. Erano finiti sul libro nero delle Ss, aiutarono a rifornire la Resistenza.

Quei  partigiani di città: "I nonni beffarono i nazisti. Così nascosero le armi"

Quei partigiani di città: "I nonni beffarono i nazisti. Così nascosero le armi"

Armi nascoste nello scarico del bagno, dove mai le SS avrebbero messe le mani. Ma loro, Maria e Francesco, appena potevano le recuperavano e le facevano recapitare a chi, sui monti e nelle campagne, costruiva la Resistenza. Una storia di partigiani di città quella di Francesco Ramponi, classe 1901, e Maria Gallizioli, 1898, partigiani di città, rimasta nella memoria della famiglia e riemersa nel racconto della bisnipote Stefania Baiguera nella Giornata della Memoria. "Vivevano in due stanze, in zona Borgo Trento – racconta Baiguera – lui varovava all’Ome come operaio. I nazifascisti comunicarono, passando casa per casa, che chi avesse voluto pane, latte e lavoro avrebbe dovuto fare la tessera fascista. Il bisnonno Francesco, antifascista convinto, non la fece e in pochi giorni venne licenziato. Non avevano più nulla, ma avevano figli da sfamare. Fortunatamente i vicini riuscivano a dar loro da mangiare. Loro finirono sul libricino nero e, giorno sì e giorno sì, le SS irrompevano in casa loro alla ricerca di armi ma non le trovarono mai. La bisnonna Maria era furba, le nascose nel buco di scarico del wc, dove nessuno avrebbe pensato di trovarci delle armi. Sono stati partigiani di città. Francesco non l’ho conosciuto, Maria sì, la ricordo: sguardo fiero, occhio arzillo attento a tutto, cuore stanco ma orgoglioso e temprato dalle brutture della vita. Ero piccola ma questi dettagli li ho stampati nella mente e nel cuore. Sono orgogliosa di loro, di quello che hanno fatto, di quello che sono stati". Ieri mattina, nell’ambito delle iniziative promosse da Casa della Memoria, sono state consegnate le Medaglie d’onore conferite dal Presidente della Repubblica alle vittime delle deportazioni e degli internamenti nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra: Giovanni Massimo Albarelli, Luigi Comencini, Arturo Frizza, Giulio Galloncelli, Lorenzo Gosio, Giovanni Guerini, Pietro Pe, Cesare Piloni, Gaetano Riccio, Achille Serpelloni, Domenico Sigalini, Lorenzo Zeziola. Le iniziative proseguiranno anche nei prossimi giorni: dal 5 all’8 febbraio si terrà l’iniziativa Percorso tra le pietre di inciampo di Brescia città, promosso dalla scuola media Carducci, insieme all’Associazione nazionale ex deportati, alla Commissione scuola Anpi Dolores Abbiati e alla Cooperativa cattolica democratica di cultura.