Grosotto, 8 dicembre 2017 - Un'altra perizia psichiatrica. Questa volta per decidere se, una volta scontata la condanna, Emanuele Casula potrà uscire dal carcere o essere sottoposto a un’ulteriore misura di sicurezza. Il ventenne sta scontando 20 anni di reclusione per l’omicidio di Veronica Balsamo il 24 agosto 2014 a Grosotto e il tentato omicidio del chierichetto Gianmario Lucchini, oggi in coma vigile. La sentenza è ormai definitiva, ma manca ancora un tassello, quello relativo ad un’eventuale misura di sorveglianza a cui sottoporre il giovane grosino una volta che avrà scontato la condanna.

Il 16 novembre scorso, nel corso della prima udienza fissata proprio per valutare questo aspetto il pubblico ministero aveva chiesto una misura detentiva di 3 anni una volta espiata la pena, in casa di cura o colonia agraria. Richiesta alla quale si è opposto l’avvocato del giovane, sostenendo che non è stata accertata l’attualità della pericolosità sociale del suo assistito, alla luce anche di una perizia aggiornata del criminologo Claudio Marcassoli che, la settimana prima l’udienza, nella visita in carcere a Bollate dove si trova Casula, ha rilevato l’assenza di disturbi psicotici. Sulla scorta di questa valutazione l’avvocato ha chiesto una nuova perizia psichiatrica. Richiesta che il giudice ha accolto conferendo l’incarico al dottor Giuseppe Giunta di Lecco che già nel 2014 aveva valutato lo stato psichico e la pericolosità sociale del ventenne concludendo che al momento dell’omicidio e dell’aggressione era in grado di intendere e di volere, ma affetto da un parziale vizio di mente secondario dovuto all’uso di cannabis.