Mattia Mingarelli, di Albavilla, trovato morto nei boschi della Valmalenco nel 2018
Mattia Mingarelli, di Albavilla, trovato morto nei boschi della Valmalenco nel 2018

Chiesa in Valmalenco (Sondrio), 28 gennaio 2021 - «Non stiamo cercando un colpevole a tutti i costi, ma una spiegazione plausibile a ciò che è successo. L’udienza che abbiamo avuto oggi (ieri per chi legge: ndr), con il gip Pietro Della Pona, ci fa sperare nella giustizia. Abbiamo, infatti, incontrato un giudice molto preparato sul caso, informato sugli atti dell’indagine, attento, non frettoloso, che ci ha ascoltati con pazienza. È stato, ovviamente, il nostro avvocato Stefania Amato a parlare più che noi, a esporre la ventina di motivi - in circa 50 pagine - secondo i quali per noi non deve essere archiviata l’inchiesta sulla morte di mio fratello Mattia...". Non si sbilancia, dopo un’ora di colloquio in aula, ma è fiduciosa Elisa Mingarelli, 32 anni, di Albavilla, arrivata dal Comasco con mamma Monica, papà Luca e la sorella più piccola, Chiara, per presenziare a Palazzo di giustizia a Sondrio, dove era in programma l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione all’indagine dei carabinieri presentata dalla Procura. Suo fratello, rappresentante di commercio per una ditta di Nuova Olonio, aveva deciso di raggiungere la baita che la famiglia aveva preso in affitto ai Barchi, in Valmalenco, per trascorrere l’Immacolata del 2018. Le sue tracce si persero il pomeriggio del 7 dicembre e il suo cadavere fu ritrovato, dopo giorni di massicce ricerche, il 24 dicembre, a terra, a pochi metri dalla pista da sci. Per i magistrati la morte fu dovuta a una caduta accidentale su un sasso, senza essere stato colpito da un corpo contundente in mano a un ipotetico assassino che lo stava inseguendo nel bosco.

«Il luogo del tutto pianeggiante in cui è stato rinvenuto morto mio fratello - sostiene Elisa - non è assolutamente compatibile con la caduta accidentale. E, inoltre, sul sasso non c’era neppure una goccia di sangue. Non solo: mio fratello conosceva benissimo quei luoghi a lui del tutto familiari, in quanto amante della montagna li frequentava spesso". Il dottor Della Pona si è preso il tempo necessario per esprimere la sua valutazione, in merito alla necessità di proseguire nell’indagine - e se sì su quali punti concentrarsi - o se, invece, accogliere la domanda dei magistrati. "Siamo sempre stati collaboranti con la giustizia - sottolinea Elisa - ma l’incontro con il dottor Della Pona ci ha dato una nuova iniezione di fiducia". Cosa più manca di Mattia, a due anni dalla sua tragica fine ? "Tutto mi manca. Siamo cresciuti assieme, avevamo la stessa età. Entrambi amavamo la montagna, seppure in modo diverso, grazie ai genitori che ci hanno insegnato a conoscerla da quando eravamo piccoli".