REDAZIONE SONDRIO

Morto nel cantiere: "Salvatore simbolo dei nostri lavoratori"

Le reazioni in Basilicata dopo la tragedia a Bianzone

I carabinieri nell’area sequestrata

I carabinieri nell’area sequestrata

BIANZONE

"Salvatore Briamonte è il simbolo di una tragedia collettiva che colpisce chi lascia il proprio paese con la speranza di migliorare la propria condizione, ma finisce per non fare più ritorno". Parole che grondano dolore e verità, sulla pagina Facebook Insieme per la Basilicata. La tragica morte sul lavoro, venerdì nel primo pomeriggio a Bianzone, di Briamonte, 65 anni, originario di Sant’Arcangelo (Potenza) e dipendente di una ditta appaltatrice nel cantiere Anas per la realizzazione della nuova tangenziale di Tirano ha destato grande commozione in una regione già duramente colpita. L’orrenda fine di Briamonte infatti, che dalle prime parziali ricostruzioni sarebbe rimasto incastrato nel macchinario per il trattamento del cemento, si aggiunge a quella dei due lavoratori, anch’essi lucani, morti a Calenzano a seguito dell’esplosione nel Centro Eni e ad altri due corregionali che hanno perso la vita nei mesi scorsi in provincia di Terni e in un cantiere del Bolognese. Commozione, ma non solo. Briamonte aveva 65 anni. Era padre di tre figli. "La sua morte ripropone nel mondo più crudele l’ingiustizia di un sistema pensionistico che allunga la vita lavorativa oltre ogni limite sopportabile" ha dichiarato il segretario generale Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo. Intanto proseguono le indagini dei Carabinieri di Tirano coordinate dalla Procura per la ricostruzione della dinamica dell’incidente mortale sul lavoro e l’area dello stabilimento dei prefabbricati è stata posta sotto sequestro. "Un cantiere appena visitato dal ministro Salvini e considerato fiore all’occhiello di Anas che ci ha organizzato visite guidate per la popolazione. Aspettiamo i risultati del lavoro della magistratura per dare la colpa a qualcuno, ma è gravissimo l’abbassamento generale delle condizioni di sicurezza nei grandi cantieri" tuona il senatore Tino Magni, presidente della commissione di indagine sulle condizioni di lavoro. Sara Baldini