La giovane colf accusata di omicidio. Dal carcere ai domiciliari: è incinta

Krystyna Mykhalchuk ha lasciato il penitenziario di via Gleno ed è stata accompagnata a Scanzorosciate. Lì vivono il compagno e la figlia. Appena disponibile, le sarà applicato il braccialetto elettronico.

Dal carcare di via Gleno, dove era finita a metà novembre, ai domiciliari, nell’abitazione di Scanzorosciate. Ha lasciato la cella dove era reclusa da un paio di mesi Krystyna Mykhalchuk, 26 anni, colf ucraina accusata di aver ucciso la sua datrice di lavoro, la 77enne vedova Rosanna Aber, il 22 aprile 2022, facendola precipitare dal quarto piano della palazzina di via Einstein 1, al quartiere di Colognola, dove l’anziana viveva da sola.

L’imputata, assistita dall’avvocato Andrea Pezzotta, ha lasciato il penitenziario perché è incinta. Resterà ai domiciliari, dove vive il compagno (la coppia ha già una bambina piccola). Appena sarà disponibile, le verrà applicato il braccialetto elettronico.

Una vicenda che presenta ancora punti da chiarire. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Alessia Solombrino, a metà novembre, la 25enne si era limitata a poche parole per chiarire che "non è stato un omicidio". Alla presenza dei pm Emanuele Marchisio e Guido Schininà (contitolari del fascicolo) la colf aveva rilasciato solo dichiarazioni spontanee e quella frase: "io non c’entro".

"Ha negato in modo fermo di aver commesso l’omicidio – aveva spiegato all’uscita dal carcere l’avvocato Pezzotta – anzi, ha proprio negato che si sia trattato di un omicidio".

Il gip aveva negato i domiciliari, chiesti dal difensore. In questa fase non sono stati affrontati nemmeno i prelievi indebiti al bancomat della vittima e la presunta dipendenza dal gioco della colf. In un’intercettazione l’indagata, parlando con il compagno, gli avrebbe riferito di aver accompagnato la signora Rosanna alla filiale della banca quando doveva effettuare dei prelievi. Poi di aver ricevuto dalla vittima 150 euro a titolo di prestito, denaro che la 26enne non avrebbe più restituito.

Secondo le indagini, i problemi di ludopatia sarebbero alla base dei furti di denaro e, una volta scoperti, avrebbero provocato l’omicidio come gesto d’impeto. Un’accusa che, per come formulata, è aggravata dall’obiettivo di voler nascondere un altro reato, la sottrazione di denaro.

I pedinamenti e le intercettazioni avrebbero documentato la colf mentre si recava a giocare in due bar gestiti da cinesi, uno a Gorle e uno a Bergamo. Ma frequentava anche un bar di Scanzorosciate. Il gioco, un demone, che l’avrebbe portata a mentire anche ai suoi familiari inventando un fantomatico lavoro, quando in realtà usciva per andare in un locale e intrattenersi alle macchinette.