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12 lug 2022
daniele de salvo
Cronaca
12 lug 2022

Italcementi vuole bruciare i rifiuti Sindaci e ambientalisti in rivolta

La società ha chiesto di quadruplicare la quota di indifferenziato che finisce nei forni di Calusco

12 lug 2022
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Cronaca
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare
Italcementi chiede di poter portare da 30mila a 110mila le tonnellate di rifiuti da bruciare

di Daniele De Salvo

Da cementificio diventerà di fatto in un mastodontico inceneritore, dove bruciare più di centomila di tonnellate di rifiuti all’anno anno. Sono quattro volte tanto quelli attuali. I vertici di Italcementi, colosso bergamasco del calcestruzzo passato in mano ai tedeschi, hanno infatti chiesto di poter bruciare nell’immenso inceneritore dello stabilimento di Calusco, a ridosso della valle dell’Adda, 110mila tonnellate di rifiuti per alimentare i loro impianti di produzione, rispetto alle 30mila tonnellate autorizzate attualmente. Mentre loro ci guadagneranno, chi abita nei paraggi potrebbe invece rimetterci in salute. Verranno bruciati di là dal ponte San Michele, ma i fumi di scarico si spanderanno nel cielo di tutta la zona e ricadranno pure su tutta la Brianza, sui paesi della sponda lecchese del fiume, perché l’inquinamento non ha confini. La pratica viene rimpallata dal 2014, il tempo tuttavia sta per scadere e probabilmente entro agosto verrà concesso il via libera definitivo, anche perché i funzionari di Ats e della Brianza non hanno nulla da obiettare.

Al contrario il sindaco di Robbiate Daniele Villa, che è anche il portavoce dei primi cittadini del Meratese, insieme ai colleghi di Paderno d’Adda Gianpaolo Torchio e di Imbersago Fabio Vergani, invita alla cautela. A non convincerli è soprattutto lo studio epidemiologico sull’incidenza delle malattie provocate dalle emissioni del forno inceneritore, soprattutto dei tumori, nonostante le rassicurazioni dei ricercatori dell’università di Tor Vergata di Roma secondo cui non sussisterebbero pericoli, sebbene l’intera zona sia già parecchio inquinata. Pure gli attivisti del Comitato La nostra aria e di Rete Rifiuti Zero Lombardia hanno parecchi dubbi.

"Riteniamo che on un’area ad elevatissimo inquinamento ambientale come la nostra in cui insistono, oltre a diversi impianti industriali e intenso traffico veicolare anche altri 4 inceneritori nel raggio di 30 km dal camino di Italcementi non ci si possa esimere dal valutare il rischio complessivo della popolazione che vi risiede avvertono -. In Lombardia solo nel 2019 sono state bruciate 900mila tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni, il rischio sanitario che come cittadini lombardi paghiamo non serve per bruciare i rifiuti che produciamo, che peraltro differenziamo ottimamente, ma per garantire profitto ai privati".

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