Il luogo dell'incidente
Il luogo dell'incidente

Sondrio, 25 ottobre 2018 - Non era stato «semplicemente» sorpreso alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ma anche in quel caso, dieci anni fa, aveva provocato un incidente, fortunatamente senza feriti. Una fortuna che, purtroppo, non è toccata a Daniele Bertolini, il 18enne morto venerdì sera in un tragico incidente stradale sulla statale 38 a Castione Andevenno, che si è trovato davanti l’auto di Mirza Trokic, infermiere 38enne della ex Jugoslavia e residente a Sondrio con moglie e figlie.

Lo straniero, di ritorno a casa dopo un turno all’ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona, si era fermato in un bar di Dubino e aveva bevuto parecchio, tanto che il tasso di alcol nel sangue, al momento del primo test subito dopo il fatale scontro con il motorino del giovane di Buglio in Monte, era di 1,88 grammi di alcol per litro di sangue. E ora emergono dettagli decisamente inquietanti in merito ad un altro incidente provocato da Trokic, questa volta alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Era il 30 settembre del 2008, quasi esattamente dieci anni fa: Mirza Trokic provocò un incidente a Dorio, in provincia di Lecco, e aveva, appunto, assunto droghe prima di mettersi al volante. Processato due anni e mezzo dopo, nel marzo del 2011, se l’era cavata con una condanna, davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco,  a 80 giorni di reclusione, convertita nel versamento di denaro in 24 rate, un’ammenda di 2mila euro e la sospensione della patente per sei mesi. Una lezione che, evidentemente, non è bastata per far cambiare l’infermiere, che ora va incontro ad una condanna da 8 a 12 anni di reclusione.

La vicenda ha destato grande sconcerto in tutta la provincia di Sondrio, portando nuovamente alla ribalta la piaga della guida in stato di ebbrezza, con cui le forze dell’ordine fanno i conti ogni giorno, soprattutto nel fine settimana. Tantissime le denunce che approdano ogni settimana in tribunale nel capoluogo valtellinese, come conferma il giudice Pietro Della Pona, presidente della sezione penale di Palazzo di Giustizia, che, fascicoli alla mano, ammette con fermezza la crescita costante di questo fenomeno in proporzione ad una popolazione che conta solo 180mila abitanti.