Cresciuti a pane e nebbia

Andrea Maietti Fa freddo. Voglia di caminetto. E di storie accanto al fuoco. Rileggo quel...

Maietti

Fa freddo. Voglia

di caminetto. E di storie accanto al fuoco. Rileggo quelle dell’amico Giuseppe Bracchi da Basiasco, ex-dimafonista del Giorno. "Ricordi nella nebbia" il titolo della raccolta (Editrice CFV, Treviglio, dicembre 1999). Giuseppe ha sentito dettare

il pezzo grandi giornalisti come Brera e Bocca. Non basta

per spiegare la sua vocazione

a scrivere, a raccontare? E allora sappiate che se c’è il mal d’Africa, il mal di Sardegna,

di Venezia e via elencando,

ci può essere il mal della Bassa lombarda. Da Cesare Angelini

a Primo Mazzolari, a Gianni Brera, per tacere di Ada Negri.

Il verde della Bassa, i silenzi del cielo, così vicino alla terra da farsi toccare, da confondervisi ("Padre, quando morta sarò – scrive Ada Negri – non darmi pace né riposo giammai ne

le stellate lontananze dei cieli. Sulla terra resti l’anima mia."). Questo mal della Bassa è però mal della Bassa di ieri. Del "paese di mia madre" restano accorate reliquie. Resta la nostalgia, che non è sentimento negativo quando, come in Bracchi, è filiale omaggio alla terra di cui si sono succhiati umori impastati di lavoro e di nebbia. Giuseppe racconta

la sua e nostra Bassa con un amore che rasenta il delirio.

Lo stile si affina col tempo.

E ce ne vuole se si è obbligati a scrivere in toscano, dopo aver parlato da sempre in dialetto.

Un direttore didattico in visita alle Elementari di Basiasco - racconta Giuseppe - una certa vigilia di Natale chiede a un ragazzino (magari proprio a lui, Giuseppino) di guardar fuori dalla finestra, dove è tutto

un biancore di neve: "Ti piace questo suggestivo paesaggio?" chiede il direttore. "A me mi piace il cicolato" risponde

il ragazzino, dopo essersi tolto

il moccio dal naso con un’allegra passata di manica. Bracchi sa chiudere così una delle sue storie più struggenti: "Nel gran silenzio del cielo

le mondariso si ritirano nelle loro case, senza più la voglia

di dir parola. Prima di varcare la soglia i loro occhi velati non solo dalla stanchezza si alzano al cielo, e lassù fra le tremule luci dell’eterno mistero sembra loro di vedere l’Angiolina, il Berto

e il Cechino. Forse li hanno visti davvero". Che volete di più

da uno "cresciuto a pane

e nebbia"?