Cosio Valtellino, sciopero alla Galbusera: è la prima volta dal 1938

Prosegue la protesta dei lavoratori che hanno deciso di incrociare le braccia per altri quattro giorni, dal 3 al 6 luglio. In 400 si fermano per dire basta al lavoro precario. Magni: “Ci sono lavoratori con contratti di somministrazione da 6-7 anni”

Dipendenti al lavoro alla Galbusera (repertorio)

Dipendenti al lavoro alla Galbusera (repertorio)

Altri quattro giorni di sciopero, da domani 3 luglio fino a giovedì 6, allo stabilimento Galbusera di Cosio Valtellino. Va avanti la storica protesta dei lavoratori che già la scorsa settimana hanno incrociato le braccia per la prima volta dal 1938, anno della fondazione dell’azienda. A far scattare lo stato d'agitazione sarebbe stata, tra le altre, la richiesta dell'azienda di proroga fino a dicembre 2027 delle deroghe senza limitazioni riguardanti la durata e i rinnovi dei contratti di lavoro in somministrazione a tempo determinato.  “La settimana scorsa i lavoratori hanno  aderito in massa alla protesta, 400 su 500, e per la prossima settimana sono stati proclamati quattro ulteriori giorni di  sciopero, dal 3 al 6 luglio. Siamo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici della Galbusera in sciopero contro la precarietà". Lo afferma il senatore dell'Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni, presidente della commissione di indagine sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro del Senato. 

"Uno dei problemi del lavoro nel nostro paese è il lavoro a somministrazione e il suo utilizzo infinito nel tempo. In quella fabbrica ci sono lavoratori che da 6-7 anni hanno contratti di somministrazione –  prosegue Magni –. Una cosa inaccettabile e una stortura evidente che, purtroppo, il recente decreto lavoro del governo non risolve ma, anzi, aumenta. Un  modello di lavoro precario,  un'esasperata flessibilità del lavoro e regole dettate esclusivamente dal profitto, senza tenere conto delle ricadute sui lavoratori, non fanno bene all'economia e al lavoro. Precarietà e lavoro povero sono due facce della stessa medaglia che vanno entrambe combattute. Lavoro precario e lavoro povero non possono diventare la regola".