Si fa nominare unica erede, guerra sul lascito milionario: condannata badante comasca

Sondrio, il giudice: circonvenzione d’incapace. Lei ricorrerà in Appello

Una badante (Foto di archivio)
Una badante (Foto di archivio)

Sondrio, 5 febbraio 2024 – Assolta dall’imputazione di appropriazione indebita, per una somma di poco inferiore ai 1.500 euro, ma condannata dal giudice del Tribunale di Sondrio, Carlo Camnasio, a due anni e 6 mesi di reclusione per circonvenzione d’incapace. Sul banco degli imputati era finita, al termine delle indagini condotte dalla sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza a Palazzo di giustizia del capoluogo valtellinese guidata dal luogotenente e dottor Elvis Spagnolatti, la 58enne Maria Fausta Cassera Rodella, residente a Vercana, un paese sull’alto lago di Como.

All’epoca dei fatti contestati, la comasca, in qualità di badante, avrebbe spinto la sua assistita, ossia Angelina Trivella di Sondrio, a sottoscrivere un testamento olografo, attraverso il quale nominava Cassera Rodella quale sua erede universale. Un testamento datato 29 marzo 2017 e, secondo gli accertamenti degli investigatori di Spagnolatti, pubblicato il 12 febbraio di due anni più tardi dal notaio Giulio Vitali di Morbegno, professionista del tutto estraneo all’inchiesta condotta in porto dal magistrato di Sondrio, Giulia Sicignano.

“L’imputata - riporta il capo d’imputazione - con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, per procurarsi un profitto, abusando sia dello stato d’infermità fisica (che la rendeva non autosufficiente), sia dello stato di deficienza psichica di Trivella (dovuto all’età avanzata - nata il 20 febbraio 1922 - al declino cognitivo, alla diminuzione delle capacità di discernimento), oltre che della relazione sorta mentre prestava attività di badante per l’anziana, induceva quest’ultima a compiere atti di disposizione patrimoniale, con effetti giuridici dannosi per la persona offesa e i suoi eredi. In particolare, induceva l’anziana a delegarle il potere di compiere operazioni sul conto corrente e, abusando della relazione di prestazione d’opera e di ospitalità, in qualità di badante, avere cagionato a Trivella e agli eredi un danno patrimoniale di rilevante entità, superiore a un milione e 400mila euro".

La notizia della fine del processo pubblico - chiuso a luglio con la condanna - è stata resa nota da fonte autorizzata in queste ore e adesso la difesa dell’imputata, sostenuta dall’avvocato Aldo Bagassi di Morbegno, è in attesa che la Corte di Milano fissi la data del processo d’Appello, in quanto il legale vi è ricorso una volta lette le motivazioni della condanna inflitta alla badante che, tra l’altro, non fece in tempo a impossessarsi dei beni perché, al suo posto, lo avrebbe fatto la nipote della Trivella, residente a Milano, non appena la pensionata morì, pur non avendone diritto secondo le carte in possesso di Cassera. Nel corso della causa venne a mancare pure la nipote e ora ci sono come eredi il vedovo e il figlio, seguiti dall’avvocato Giuseppe Tarabini di Sondrio. Ora, alla luce di questa condanna, sono legittimati loro a tenersi la ricca eredità della defunta Trivella?