La collegiata di Sondrio
La collegiata di Sondrio

Sondrio, 11 gennaio 2018 -  Sessantuno battesimi, 125 cresime e prime comunioni, 18 matrimoni, 218 funerali. Sono i dati dell’anagrafe 2018 della Comunità pastorale di Sondrio che facciamo commentare all’arciprete, don Christian Bricola. Partiamo dai matrimoni: il loro numero è ridotto ma sostanzialmente stabile rispetto ai due anni precedenti. «Non sono stupito che siano così pochi, e che il trend non sia in aumento. Arrivo da una parrocchia di 8.000 abitanti nella quale, in tre anni, non ne ho celebrato nemmeno uno». A onor del vero le pratiche dell’anno passato a Sondrio sono state almeno una decina in più. «Erano tutte di coppie che si sono sposate altrove, nel paese di provenienza di lui o lei - aggiunge - Senza contare poi quelle che convivono o che decidono di sposarsi in Comune». Più che i matrimoni, a colpire il parroco sono due altri dati.

Il primo è il rapporto tra funerali e battesimi. Sondrio è una città vecchia e lo sta confermando. «Se consideriamo i battesimi in relazione al numero di cresime/comunioni del 2018, nel giro di 10 anni nel capoluogo ci saranno 1.000 persone in meno. L’andamento è discendente. Anche se è chiaro che il numero di nati non corrisponde per forza a quello dei battezzati. Bisogna tener conto di chi sceglie di non far fare il battesimo al proprio figlio». Non è solo il caso degli stranieri, anzi. Molti si stanno avvicinando al sacramento: «Ne ho celebrati diversi con genitori africani, asiatici o dell’est Europa». Il secondo aspetto su cui il don si focalizza è che «sta iniziando a farsi spazio il fenomeno di chi non vuole il funerale». Nel 2018 almeno10 persone. Per lo più la motivazione è «il rispetto della volontà del defunto o dei parenti. Proprio su questo concetto di rispetto dovremmo riflettere e sviluppare un ragionamento più approfondito.

Siamo sicuri che non celebrare il funerale renda omaggio alla memoria dell’estinto o faccia piacere ai suoi affetti?», prosegue l’arciprete. L’aspetto positivo è che a Sondrio, differentemente da altre zone, non è ancora diffusa la pratica di tenere le ceneri in casa. «È un’usanza che priva gli affetti della possibilità di salutare la persona cara scomparsa e di trovare conforto».