Terzo da destra Zino Battaglia
Terzo da destra Zino Battaglia

Berbenno, 13 marzo 2019 - «Arrivare in punta di piedi e andarsene allo stesso modo»: per il dottor Zino Battaglia, medico di base per 43 anni e sindaco per due mandati a Berbenno, è questo il comportamento professionale da tenere. Non si aspettava di certo il tributo caldo e traboccante di riconoscenza che l’abitato retico e la sua amministrazione gli hanno riservato per il pensionamento. Originario di Modica, 70 anni, laureato in Medicina, ha fatto ingresso in Valtellina nel 1976 dove poi si è stabilito in via definitiva.

«Ho iniziato come medico condotto nelle frazioni di Sondalo, poi sono passato a Berbenno», racconta. Allora non c’erano i telefonini né tantomeno il 118: «La guardia medica eravamo noi medici di base: andavamo di casa in casa, dalle porte di Tirano fino a Fumero». Lo stesso con il trasferimento a Berbenno: fare la spola da un paese all’altro significava macinare chilometri a ogni turno. 

Nella sua lunga carriera professionale ha visto e vissuto di tutto: dalle mutue alla riforma sanitaria. «Ho sempre sostenuto che la vera riforma dovesse coincidere con il passaggio dalla medicina d’attesa a quella di iniziativa». Per Battaglia il medico ha una missione chiara: mettersi nei panni del malato, ascoltarlo e guidarlo. Non c’è da stupirsi che per celebrarlo si sia mobilitata tutta la popolazione.

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Valerio Fumasoni insieme al suo assessore Mauro Achilli, ha preparato per settimane l’evento che ha coinvolto tutte le associazioni del paese: protezione civile, alpini, banda musicale, società sportive. Da aneddoti, racconti e testimonianze è emerso chiaramente tutto l’affetto nei confronti del medico che ricambia.

«Dopo tutti questi anni la comunità fa parte della mia famiglia. Hanno fatto più del necessario e li ringrazio di cuore». Non si aspettava nulla di quanto accaduto nella serata in suo onore, perché «ho sempre fatto solo il mio dovere e non senza errori», ricorda. Per lui il mutuato è importante, centrale è la sua conoscenza: il medico di base deve essere il fulcro della storia del paziente, soprattutto se si cerca di mettere in pratica la famosa presa in carico della cronicità.

Una volta si moriva a 68 anni per gli uomini e 72 per la donna; ora l’età media è più alta, così come più lungo è il potenziale periodo di malattia. A maggior ragione oggi «dobbiamo riappropriarci della dimensione umana e ricominciare a comunicare di persona, faccia a faccia, senza la mediazione della tecnologia. Molte volte è solo l’ascolto a mancare. Dobbiamo prendere sul serio il paziente, ma troppo spesso la medicina attuale non lo fa», ecco perché fioriscono le pratiche alternative. A tal punto sono in lui radicate queste convinzioni che quando gli chiediamo quali progetti futuri abbia, ci risponde: «Il mio ambulatorio sarà sempre aperto per un consiglio o un consulto gratuiti».

Un grande esempio per tanti giovani, valtellinesi e non, che, dopo gli studi, vogliono indossare il camice.