Sarebbe una proteina la diretta responsabile dei processi immunitari e iperinfiammatori che scatenano l'aggravarsi del Covid. È  quanto hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Università di Roma "Tor Vergata", che hanno dimostrato per la prima volta la presenza di un'elevata quantità della proteina HERV-W ENV nelle cellule del sangue dei pazienti Covid-19, in particolare nei linfociti T, cellule che giocano un ruolo centrale nella risposta immunitaria verso le infezioni causate da virus e batteri.

Nei pazienti la proteina è stata correlata all'infiammazione e all'alterazione ed esaurimento del funzionamento delle cellule del sistema immunitario.L'osservazione che il livello della proteina riflette l'esito respiratorio dei pazienti durante l'ospedalizzazione, suggerisce il suo ruolo nella patogenesi e nell'evoluzione della malattia.

Lo studio dal titolo "Evidence of the pathogenic HERV-W envelope expression in T lymphocytes in association with the respiratory outcome of COVID-19 patients" è stato pubblicato sulla rivista "EBioMedicine" del gruppo editoriale "The Lancet".

La ricerca è stata coordinata dalla dottoressa Claudia Matteucci, ricercatrice della cattedra di Microbiologia e Microbiologia Clinica presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell'Università di Roma "Tor Vergata" e realizzata in collaborazione con il Policlinico Tor Vergata, in particolare con Sandro Grelli, responsabile della Unità di Virologia, e Massimo Andreoni, responsabile della Clinica di Malattie Infettive.

I retrovirus endogeni umani (HERV) sono sequenze di origine virale, derivate da infezioni avvenute nell’uomo milioni di anni fa che attualmente costituiscono l’8% del genoma umano. Studi recenti hanno dimostrato che l’attivazione degli HERV, innescata da stimoli esterni tra cui anche infezioni virali, contribuisce all'insorgenza e alla progressione di diverse malattie infiammatorie e neurologiche. In particolare, la loro attivazione è stata associata a sclerosi multipla, diabete di tipo 1 e artrite reumatoide, tutte patologie che possono essere presenti nei pazienti Covid-19 che sviluppano forme gravi.

"L’attivazione di HERV-W ENV indotta durante l’infezione da SARS-CoV-2 che abbiamo osservato nei linfociti dei pazienti ospedalizzati - afferma Claudia Matteucci - contribuisce ai processi di iper-infiammazione e immuno-deregolazione che sono alla base della severità della malattia Covid-19. Comprendere i meccanismi che portano dall'infezione da SARS-CoV-2 alla malattia grave è fondamentale per lo sviluppo di trattamenti efficaci. L'identificazione dell'associazione tra la presenza di HERV-W ENV e la disfunzione infiammatoria e immunitaria nella malattia apre la strada a ulteriori studi sul ruolo della proteina ENV come potenziale bersaglio terapeutico".

Per la forma grave della malattia nei pazienti COVID-19 attualmente sono disponibili poche opzioni terapeutiche per controllare la risposta alterata all’infezione da SARS-CoV-2 e per lo più inefficaci nel ridurre il tasso di mortalità.

“HERV-W ENV è noto per avere effetti pro-infiammatori che potrebbero contribuire sia a generare complicazioni acute sia sintomi neurologici a lungo termine. L’esistenza di un anticorpo per bloccare HERV-W ENV, già in uso per altre patologie, potrebbe essere una nuova opzione terapeutica per i pazienti COVID-19”, afferma il dott. Hervè Perron, responsabile scientifico di GeNeuro – Innovation.