L’errore più comune di chi deve risolvere un problema di importante sovrappeso? Intraprendere diete troppo drastiche che alla lunga si rivelano inefficaci perché non permettono cali di peso adeguati e, soprattutto, stabili nel tempo. "Il trattamento dell’obesità è complesso – premette Giacinto Miggiano direttore di nutrizione clinica della Fondazione policlinico Gemelli di Roma e del Centro di ricerche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – in quanto la percentuale di ricadute è molto elevata". Cosa prevede allora un intervento corretto da un punto di vista nutrizionale? "Parlare solo di un regime alimentare adeguato è riduttivo. È necessario agire su più fronti: dieta, attività fisica, farmaci e terapia psicologica, ove ovviamente la condizione di obesità non...

L’errore più comune di chi deve risolvere un problema di importante sovrappeso? Intraprendere diete troppo drastiche che alla lunga si rivelano inefficaci perché non permettono cali di peso adeguati e, soprattutto, stabili nel tempo. "Il trattamento dell’obesità è complesso – premette Giacinto Miggiano direttore di nutrizione clinica della Fondazione policlinico Gemelli di Roma e del Centro di ricerche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – in quanto la percentuale di ricadute è molto elevata".

Cosa prevede allora un intervento corretto da un punto di vista nutrizionale?

"Parlare solo di un regime alimentare adeguato è riduttivo. È necessario agire su più fronti: dieta, attività fisica, farmaci e terapia psicologica, ove ovviamente la condizione di obesità non necessiti di un trattamento chirurgico".

Qual è la funzione principale della dieta?

"Obiettivo è raggiungere e mantenere un valore di ‘peso fisiologico’. Nel prescrivere un regime ipocalorico è importante, anzitutto, scegliere un trattamento adattato alle esigenze del paziente. Quando sono necessari dimagrimenti importanti, che richiedono lunghi periodi, le diete con menù personalizzati, che assicurano l’adeguato fabbisogno minerale e vitaminico, si rivelano vincenti".

A ciascuno la sua dieta quindi, ma sul versante del sostegno psicologico esistono indicazioni da condividere?

"Il rischio maggiore dei programmi di calo ponderale è che sono effettuati per aiutare il paziente a dimagrire, ma non producono modifiche permanenti nelle abitudini alimentari per il mantenimento del peso fisiologico raggiunto. Qui entra in gioco la terapia psicologica per aiutare il paziente a individuare i blocchi che ostacolano il cambiamento".

Un esempio di regime restrittivo alimentare bilanciato?

"L’approccio più diretto per calare di peso è seguire una dieta nutrizionalmente bilanciata a basso impatto calorico. Quanto più basso è il contenuto calorico, tanto più rapido è il calo ponderale. Indicazioni comuni passano attraverso l’eliminazione o limitazione di cibi con elevato contenuto calorico e scarso valore nutritivo, come lo zucchero, riduzione delle porzioni, cambiamento dei metodi di preparazione dei cibi, introduzione di alimenti ricchi di fibre".

Che ruolo giocano le fibre?

"I cibi ad elevato contenuto di fibre richiedono in genere una masticazione più lunga e possono contribuire alla sazietà, presumibilmente aumentando la distensione gastrica, senza far crescere l‘introito di calorie. In questa categoria di alimenti troviamo i cereali, i vegetali non amidacei, come carote, sedano, asparagi, fagiolini e cavoli. In genere un incremento quotidiano di circa 5-10 grammi di fibre alimentari viene ben tollerato".

Quali domande bisogna porsi se una dieta non dà i risultati sperati?

"Alcuni approcci si basano su concetti di nutrizione errati e talvolta pericolosi. Quando, ad esempio, la distribuzione delle calorie diventa sbilanciata a favore di un singolo nutriente la dieta tende ad essere monotona e poco gradita al palato. Come risultato, il soggetto diminuisce l’introito di cibo e dimagrisce rapidamente. Il punto è che questo tipo di diete non porta il soggetto a modificare le proprie abitudini alimentari, tanto da mantenere a lungo il peso raggiunto".

C’è una direttiva comune ai diversi regimi alimentari?

"Una dieta riuscita richiede che il paziente abbia una minima conoscenza del contenuto calorico dei cibi. L’approccio usuale è quello di seguire un regime giornaliero, in cui siano indicate la quantità e la distribuzione giornaliera dei singoli pasti, preparato dopo un’attenta analisi delle abitudini dietetiche del soggetto. Un altro approccio prevede la preparazione per il paziente di una lista di ‘razioni di scambio’ da utilizzare in sostituzione a seconda delle necessità. Con lo stesso numero di quote scambio, può essere preparato un grande numero di piani di trattamento dietetico".