Nel nosocomio pavese dall’inizio della pandemia sono circa 1.500 i casi gestiti
Nel nosocomio pavese dall’inizio della pandemia sono circa 1.500 i casi gestiti

Pavia, 6 agosto 2020 - Il Policlinico San Matteo di Pavia sarà l’hub Covid di riferimento per gli ospedali di Lodi, Codogno e Cremona. Un unico grande presidio che avrà il compito di gestire i casi di coronavirus più gravi su un territorio di circa un milione e mezzo di persone, tutti residenti nell’area metropolitana Milano sud. Questo il nuovo assetto pensato e realizzato, a fine luglio, dal direttore generale della Sanità in Lombardia Marco Trivelli.

Il nuovo piano ospedaliero per fronteggiare la pandemia (che la Regione per ora ha deciso in un primo momento di far restare attivo per i mesi estivi, ma che dovrebbe restare in vigore anche per i mesi a seguire, fino a cessazione o variazione dell’allerta epidemica) prevede un’organizzazione a rete: in questo modo, secondo gli esperti della Regione, i presidi potranno adeguarsi quanto in modo più veloce e flessibile in caso di aumento dei contagi e dei numeri dei ricoveri. Sono 17 gli ospedali individuati in tutta la Lombardia per l’assistenza ai pazienti con necessità di essere curati in terapia intensiva di livello 1 (pazienti critici).

I presidi, secondo la riorganizzazione regionale, dovranno essere coordinati da cinque strutture: oltre al Policlinico di Pavia (che gestisce tutta la provincia pavese, il Lodigiano e le aree del Cremonese), nella lista spiccano gli Spedali Civili di Brescia (che saranno l’hub di riferimento per le province di Brescia, Bergamo e Mantova, e che andranno così a coprire un territorio che racchiude circa 2,8 milioni di abitanti), Ospedale Sacco di Milano (che gestirà le province di Varese, Como e Sondrio, circa 2,8 milioni di abitanti) e il Policlinico di Milano (province di Monza Brianza e Lecco). A questi presidi si aggiunge anche il Niguarda di Milano che sarà a disposizione delle rete ospedaliera per i pazienti politraumatizzati e che risulteranno positivi al coronavirus. Ogni ospedale (anche diverso dai cinque centri) deve organizzarsi con letti isolati per pazienti con sospetto coronavirus in attesa di definizione diagnostica. Una volta confermata la positività o in casi particolari da discutere con il centro hub (per esempio pazienti con tamponi negativi ma sospetto clinico molto forte) l’ospedale contatterà l’hub di riferimento e si farà carico del trasporto del paziente, sempre con il supporto di Areu.

Nel caso in cui l’hub di riferimento non abbia disponibilità di posti letto si farà carico di contattare un altro hub (eventualmente con il supporto del Centro di cooordinamento di terapia intensiva) per trovare una collocazione alternativa per il paziente. Inoltre i centri hub di riferimento saranno a disposizione dei centri “spoke” anche per supporto decisionale alla gestione di pazienti complessi.