Erika Di Martino con il marito Matteo e i figli durante un’uscita didattica
Erika Di Martino con il marito Matteo e i figli durante un’uscita didattica

Roncaro (Pavia), 9 marzo 2017 - "È una scelta. E per farla bisogna esserne davvero convinti". Erika Di Martino, insieme al marito Matteo, la scelta l’ha fatta per il loro primogenito, Thomas, oggi 12enne, e poi per gli altri quattro figli, anche se in realtà la più piccola, Viola, ha solo 15 mesi. La scelta è quella di non mandare i figli a scuola, ma di istruirli a casa, con l’homeschooling, l’educazione parentale. Di origini italo-americane, 37 anni, ex insegnante, dalla sua casa a Roncaro ha fondato il network italiano www.educazioneparentale.org e ha scritto il libro "HomeSchooling: l’educazione parentale in Italia".

Quante famiglie siete a non mandare i figli a scuola?

"In tutt’Italia più di un migliaio, quasi un quarto in Lombardia, circa 250 famiglie, solo una decina in provincia di Pavia. Ma è una realtà in crescita, di anno in anno aumentiamo. Anche se c’è poca informazione al riguardo. Non tutti i genitori sanno che è legale, che basta comunicarlo alla direzione scolastica, perché ad essere obbligatoria per legge è l’istruzione, non la scuola".

Seguite dei programmi?

"Per affrontare gli esami da privatisti ci si deve attenere ai programmi ministeriali. Ma il percorso è molto ‘personalizzato’. C’è chi quotidianamente segue programmi e usa anche libri di testo, ma non bisogna immaginarsi la mamma con il gessetto in mano alla lavagna che sostituisce l’insegnante facendo lezioni in casa. È un percorso di apprendimento, nel quale i genitori si affiancano ai figli, accompagnandoli giorno dopo giorno".

Senza orari, lezioni o compiti?

"Ognuno può usare metodi differenti. Ogni giorno della vita è una lezione, ogni cosa che si fa insieme ai propri figli è un ‘compito’. Sia in casa che in attività all’aperto. Per 365 giorni all’anno".

Non è una scelta anti-sociale, nel senso che rifiutate una delle fondamenta dell’attuale società che è l’istruzione scolastica per tutti?

"Ci sono degli aspetti della società che rifiutiamo e che vogliamo cercare di evitare ai nostri figli. In questo senso può essere una scelta ‘a-sociale’. Ma non siamo affatto contro la società, anzi siamo ben inseriti e lo sono anche i nostri figli".

Nessun isolamento?

"Tutt’altro. Non siamo una comunità isolata. I miei bambini fanno attività sportive, hanno amici ‘scolarizzati’, oltre agli amici delle altre famiglie con le quali si organizzano le molte attività comunitarie".

È una possibilità per tutti?

"No, non è per tutti. Infatti non vogliamo fare del facile proselitismo. Ci sono bambini e famiglie per le quali l’istruzione scolastica tradizionale va benissimo".